Il ticchettio del cessate il fuoco. Sospeso il viaggio di Vance a Islamabad

Negoziati bloccati, il tavolo in Pakistan resta vuoto. Trump fa la classifica degli alleati, la Nato sta in basso. La delusione cinese e il tempo agli sgoccioli. Senza accordo con l’Iran, resta aperta la via dei bombardamenti

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21 APR 26
Ultimo aggiornamento: 05:58 PM
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Il presidente americano Donald Trump arriva sull'Air Force One alla Joint Base Andrews (AP Photo/Alex Brandon)

Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran scade domani, il presidente americano, Donald Trump, un giorno dice che bisogna muoversi, fare un accordo, il tempo stringe, e il giorno dopo che lui il tempo ce l’ha, è l’Iran che farebbe bene ad affrettarsi. Poi ci sono giorni, come oggi, in cui dice entrambe le cose, nel corso della stessa conversazione – si diletta, il presidente americano, a fare brevi telefonate quotidiane con i giornalisti: oggi con la Cnbc si è intrattenuto più a lungo – e così da un lato “non abbiamo tanto tempo per raggiungere un accordo” e dall’altro “ho tutto il tempo del mondo”. Forse il punto di caduta, se l’esercizio di decifrazione quotidiana cui ci sottopone Trump ha un senso, è che “l’Iran può rendersi una nazione forte di nuovo se fa un accordo”, cioè conviene più a Teheran questa intesa. Intanto, scrive il New York Times, il viaggio del vicepresidente J. D. Vance a Islamabad è stato sospeso dopo che Teheran non ha risposto alle posizioni negoziali americane. Il processo diplomatico resta sospeso, il tavolo a Islamabad vuoto.
Il ticchettio del conto alla rovescia scandisce questi giorni di incertezza, che il presidente americano riempie di frasi contraddittorie e di aspettative, assieme al suo gioco preferito, quello dei condannati e dei salvati. Oggi tra i primi c’erano il Regno Unito e la Cina; tra i secondi gli Emirati Arabi Uniti. La giornata è iniziata con un attacco al primo ministro britannico, Keir Starmer, che ha fatto un errore, secondo Trump, a nominare un ambasciatore negli Stati Uniti sbagliato: si tratta di Peter Mandelson, che è invischiato, tra le altre cose, nell’affaire Epstein, proprio come lo è Trump, forse di meno, ma non importa, perché Starmer sbaglia comunque, e sempre. Sono passati dieci anni dalla Brexit ed è finita che l’America trumpiana – che quel divorzio lo aveva applaudito mentre faceva sventolare un accordo commerciale bilaterale che non s’è mai fatto – ha spinto il Regno Unito a sportellate verso l’Europa. Starmer, che intanto si è impratichito nell’arte di mettere assieme cocci di tutti i tipi, in particolare del suo governo e della sua leadership, non reagisce quasi mai, mentre tesse la tela delle alleanze del nuovo mondo, quello in cui gli Stati Uniti non sono più affidabili. Questa è la colpa che, in fondo, Trump non gli perdona, così come non perdona la Nato che, nella sua classifica, sta più in basso degli alleati del Golfo, che pure sono apparsi in questi ultimi 50 giorni di attacchi – mille droni iraniani contro l’Arabia Saudita, secondo una fonte citata dal Wall Street Journal – parecchio insofferenti. Per gli Emirati Arabi Uniti, Trump ha avuto parole di elogio, loro sì che sono un bel paese e un paese che, se c’è bisogno, sa esserci, non come la Nato e nemmeno – oggi andava così – come la Svizzera che dovrebbe impegnarsi un po’ di più. Da qualche giorno i media sono pieni di retroscena sui paesi del Golfo che si sono ritrovati senza le garanzie di sicurezza che avevano dato per scontate e che ora cercano almeno un aiuto finanziario dagli Stati Uniti, nel caso la crisi dello Stretto di Hormuz dovesse continuare. Il Wall Street Journal ha riferito che gli Emirati avevano chiesto informazioni su uno swap valutario, e Trump ha detto che certo, se si possono aiutare, questi “buoni alleati”, ben venga, “sono tempi insoliti”, ha aggiunto, come a ribadire che ci sono gli alleati buoni e quelli cattivi.
Poi ci sono i rivali, in particolare la Cina: “Ieri abbiamo preso una nave su cui c’erano delle cose, il che non è stato molto carino. Un regalo dalla Cina forse, non lo so. Ma sono rimasto un po’ sorpreso, perché ho un ottimo rapporto, e pensavo di avere un’intesa, con il presidente Xi. Ma va bene così. Così va la guerra”, ha detto Trump, riferendosi con tutta probabilità al cargo iraniano fermato tre giorni fa nel Golfo dell’Oman, che secondo alcune fonti trasportava materiale cinese dual use. Oggi è stato fermato un altro cargo iraniano nell’Oceano Indiano, che secondo le fonti militari americane è la dimostrazione che il blocco navale opera ovunque contro l’Iran: è la parte “Economic Fury” dell’operazione militare.
Trump è deluso dalla Cina, molto di più dalla Nato, ma il tempo del cessate il fuoco, ormai agli sgoccioli, è in qualche modo servito: gli arsenali sono stati riempiti, ha detto, “il ristoccaggio” è stato fatto, se c’è bisogno di ricominciare a bombardare, l’America è pronta.