L'ultimo giorno di tregua

Di certo nei colloqui tra America e Iran c’è solo la scadenza del cessate il fuoco domani. Trump dice che se il regime di Teheran “è intelligente” il futuro è roseo. Hormuz continua a non essere libero

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20 APR 26
Ultimo aggiornamento: 07:02 PM
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Mercoledì sera, all’ora di Washington, il cessate il fuoco tra gli Stati Uniti e l’Iran finirà e, secondo il presidente americano Donald Trump, “è molto improbabile” che verrà esteso se non si raggiunge un accordo, ha detto in una delle sue brevi telefonate che dispensa ai giornalisti. In un’altra telefonata ha detto che se il cessate il fuoco scade “molte bombe cominceranno a cadere”, e poco dopo ha scritto sul suo Truth che non è stato Israele a spingerlo a fare la guerra all’Iran, è stato l’attacco del 7 ottobre, “assieme all’idea che ho da sempre che l’Iran non può avere l’arma nucleare”: tutto il resto è speculazione, fake news, bugie e invenzioni, come per le elezioni “rubate” del 2020. “Se i nuovi leader dell’Iran (Regime Change!) sono intelligenti – ha concluso il presidente americano – l’Iran può avere un futuro grandioso e prospero”. Il presidente iraniano, Massoud Pezeshkian, uno degli esponenti del regime che non sono cambiati (insieme al ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che ieri ha parlato al telefono col suo omologo russo Sergei Lavrov), ha detto che continuare la guerra “non conviene a nessuno”, ma ha aggiunto che c’è “una sfiducia profonda e storica” che incombe su questi negoziati: incombe anche il cargo iraniano sequestrato dagli americani nello Stretto di Hormuz, che rimane sostanzialmente non navigabile e i porti iraniani restano sotto il blocco navale imposto dagli americani.
Il Pakistan si aspetta l’arrivo di entrambe le delegazioni, quella americana e quella iraniana, e sta allestendo tutte le misure di sicurezza necessarie all’Hotel Serena, lo stesso in cui si è tenuto il primo round di colloqui due settimane fa – quasi una scaramanzia – aggiungendo, per non sbagliare, altri diecimila agenti. La partenza per Islamabad del vicepresidente J. D. Vance, di nuovo alla guida dei negoziatori americani, era prevista per ieri e invece è stata spostata a oggi, e fonti vicine al capo del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, capo negoziatore del regime di Teheran, hanno detto che se c’è Vance ci sarà anche lui.