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Destra e sinistra italiana gioiscono per Magyar, senza vedere contraddizioni
Tra l'esultanza del campo progessista per la vittoria di un conservatore soft alla giravolta della destra che dopo aver sostenuto chi faceva affari con Vladimir Putin, ora si compiace della vittoria di una destra più moderata
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14 APR 26
Ultimo aggiornamento: 08:05 AM

© foto Ansa
Il giorno dopo le elezioni ungheresi produce un senso di straniamento. A leggere le dichiarazioni dei partiti politici, hanno vinto tutti. “Il tempo dei sovranismi e delle destre sovraniste è finito: ha perso Orbán e con lui ha perso Trump, e hanno perso Meloni e Salvini con i loro imbarazzanti video di supporto a Orbán e alla sua autocrazia”, ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein. “Che le elezioni ungheresi siano il segnale di incoraggiamento per tutte le forze progressiste europee”, ha commentato il co-leader di Avs Nicola Fratoianni. Nessuno dei due sembra rendersi conto che il vincitore, Péter Magyar, è di centrodestra (il suo partito Tisza fa parte del Ppe) ed è un ex esponente del partito di Orbán, con cui condivide molte linee politiche dall’immigrazione ai diritti civili: tutto è tranne che un “progressista”. Per giunta, nella nuova Assemblea nazionale di Budapest non ci sarà neppure un parlamentare di sinistra. Insomma, come accaduto nel 2023 dopo la vittoria in Polonia di Donald Tusk (un “neoliberale”), la sinistra gioisce per l’affermazione di un conservatore soft.
Non va meglio a destra, dove dopo aver sostenuto Orbán – Giorgia Meloni ha addirittura inviato un videomessaggio per uno spot elettorale – la linea comunicativa è che, appunto, la sinistra è stata sconfitta. “In Ungheria perde il destra-centro meno critico nei confronti della Russia e vince il centro-destra vicino al Ppe”, dice il ministro della Difesa Guido Crosetto. “In Ungheria vince Magyar, leader di un partito conservatore e di centrodestra”, commenta l’importante deputato di FdI Francesco Filini. Formalmente è tutto vero, ma proprio perché a sfidare Orbán non c’era un candidato ultra progressista e immigrazionista incompatibile con il programma del governo Meloni, quello che FdI dovrebbe spiegare è perché, tra due conservatori, ha apertamente appoggiato quello che all’interno dell’Unione europea porta avanti gli interessi politici ed economici della Russia di Vladimir Putin e della Cina di Xi Jinping.