Perché la Vojvodina serba pesa molto nei calcoli elettorali di Orbán

Il premier ha concesso un alto numero di passaporti ai magiari della regione, il che significa per loro libertà di movimento nell’Ue e diritto di voto. Inoltre gli ungheresi in Serbia hanno ottenuto finanziamenti tramite vari programmi per comprare case e aprire attività. Questo li ha resi particolarmente fedeli a Orbán

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9 APR 26
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Viktor Orbán. Foto LaPresse


Belgrado. La Serbia è entrata nella campagna elettorale ungherese con un colpo di scena da spy story in un villaggio che si chiama Kanjiža, ha poco più di ottomila abitanti, di cui il 60 per cento etnicamente ungherese. E la regione di Kanjiža, la Vojvodina, è fondamentale per la destra magiara. Gli ungari arrivarono qui nel X secolo, ancora nomadi, e fra piani di ripopolamento messi in piedi dagli Asburgo e invasioni ottomane, la composizione etnica della regione è cambiata diverse volte. Fino a uno strappo traumatico: i serbi di Vojvodina, il 1 novembre del 1918, dichiararono da Novi Sad la secessione e chiesero l’annessione al regno dei serbi, croati e sloveni. Oggi la Vojvodina è una regione autonoma, ma anche il “contenitore” di decine di minoranze: i soli ungheresi sono 180 mila, il 10 per cento degli abitanti, con i cartelli in doppia lingua, e andando a nord, diventano maggioranza assoluta. Ecco perché la regione ha attirato il revanscismo magiaro rappresentato dal premier ungherese Viktor Orbán, ma anche dall’estrema destra di Jobbik prima e di Mi Hazank poi. Prima di tutto con azioni simboliche, come quando Orbán indossò una sciarpa raffigurante la “Grande Ungheria” nel 2022.
Ma la Vojvodina, dove Orbán è molto popolare, è importante anche per le elezioni ungheresi del 12 aprile, come spiega Mina Delić, giornalista di Szabad Magyarszò, un media della comunità magiara in Serbia. Il premier ha concesso un alto numero di passaporti ai magiari della regione, il che significa per loro libertà di movimento nell’Unione europea e diritto di voto. “Ma la situazione è complicata con questi voti – dice Delić al Foglio – Ci sono state in passato moltissime irregolarità. Inoltre, gli ungheresi in Serbia hanno ottenuto finanziamenti tramite vari programmi per comprare case e aprire attività”. Questo ha creato una specie di “dipendenza” rispetto all’Ungheria, e li ha resi particolarmente fedeli a Orbán. E qui si inserisce il ritrovamento di un ordigno inesploso non lontano dal gasdotto che collega la Serbia con l’Ungheria: Budapest ha naturalmente accusato gli ucraini del tentato attentato. Secondo le fonti locali, è difficile che l’attentatore sia di Kanjiža, dal momento che il capo dei servizi segreti militari Duro Jovanović ha parlato di un “migrante con elevate capacità militari”. E’ più probabile che i serbi abbiano tollerato delle manovre da parte di qualche servizio estero: non per forza gli ungheresi, potrebbero anche essere stati i russi, visto che il loro servizio segreto, l’Fsb, è di casa sia a Budapest sia a Belgrado. Lo scopo è sempre lo stesso: permettere a Orbán di presentare la sua nazione come circondata da poteri ostili e di posizionarsi come salvatore della patria dai nemici esterni.
In tutto questo, come si colloca il presidente serbo Aleksandar Vučić? Lui e Orbán parlano la stessa lingua, fatta di sovranismo e dell’idea dell’uomo solo al comando, ma pensano anche a non pestarsi i piedi a vicenda: Budapest è il principale sponsor dell’entrata di Belgrado nell’Ue. Vučić è alleato a livello elettorale con “l’alleanza ungherese della Vojovodina” e negli ultimi mesi Sns, il suo partito, ha iniziato a fare campagna per Orbán. Salvo poi incoraggiare, a fini elettorali, l’idea che l’area possa chiedere l’annessione a Budapest. “Pura propaganda – dice Deli – l’Sns ne parla ogni volta che vuole creare il caos e distogliere l’attenzione dai problemi reali del paese, come la corruzione sistemica”. Dopotutto, anche loro hanno la loro Vojvodina, la Republika Srpska in Bosnia, i cui elettori vengono mobilitati ogni volta che Vucic è in difficoltà. La Vojvodina, con i suoi 70 mila elettori, è una risorsa per Orbán – quanto decisiva si saprà il 12 aprile.