Armato di lusinghe, Rutte cerca di salvare la Nato da un Trump furente che pensa alle punizioni

Per Trump “la Nato non c’è stata quando avevamo bisogno di lei e non ci sarà se dovessimo averne ancora bisogno", per il segretario generale quello tra loro è stato un incontro “tra amici, ci piacciamo, e io ammiro molto la sua leadership”. L'alleanza atlantica non è mai sembrata così fragile e così grottesca
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10 APR 26
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Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, al Ronald Reagan Institute di Washington

Il presidente americano Donald Trump ha incontrato il segretario generale della Nato, Mark Rutte, per due ore mercoledì e poi è andato sul suo Truth e ha scritto tutto in maiuscolo: “La Nato non c’è stata quando avevamo bisogno di lei e non ci sarà se dovessimo averne ancora bisogno. Ricordate la Groenlandia, quel grande pezzo di ghiaccio gestito malissimo!!!”.
Dopo l’incontro privato, Rutte è andato da Jake Tapper sulla Cnn e ha rilasciato l’intervista più “daddy” della sua carriera (al vertice della Nato, l’anno scorso all’Aia, Rutte chiamò Trump “daddy”, paparino: era l’inizio della sua spericolata campagna di lusinghe del presidente americano) in cui ha detto che era stato un incontro “tra amici, ci piacciamo, e io ammiro molto la sua leadership” e che sì, alcuni paesi europei non si sono impegnati come avrebbero dovuto nel sostegno all’America in Iran, la delusione di Trump è comprensibile, ma altri invece si sono comportati bene – e comunque lui, se non si fosse capito, ammira la leadership di Trump.
Ieri, quando lo scarto tra i commenti del presidente e i suoi risplendeva di imbarazzo, Rutte ha raddrizzato il tiro, ha detto che la discussione era stata “franca” e che Trump si era lamentato molto, che lui aveva difeso l’Alleanza che rappresenta e ha aggiunto che il presidente americano ha chiesto un rapido e concreto impegno da parte degli alleati europei per la liberazione dello Stretto di Hormuz, oggi ostaggio del regime iraniano. Lo Spiegel che ha riportato per primo la notizia ha parlato di “ultimatum” da parte di Trump, in realtà sembra che sia stata solo una richiesta con i soliti toni bruschi, ma in ogni caso gli alleati europei hanno ribadito che hanno intenzione di fare quel che è possibile, diplomaticamente o anche militarmente, per liberare Hormuz.
Parlando al Ronald Reagan Institute, Rutte ha detto che l’alleanza transatlantica è in grande trasformazione ma che non intende né spezzarsi né indebolirsi. Il salvataggio della Nato è in corso da tempo, perché la crepa più grande, forse quella che rischia di buttare giù tutto, non si è formata in questi giorni di guerra all’Iran, ma a gennaio, con la Groenlandia – lo dicono tutti gli europei, e lo dice, nel post di mercoledì e di due giorni prima, anche Trump, che serba rancore perché gli è stato impedito di prendersi – conquistare, acquistare, non si sa – l’isola artica su cui ha messo gli occhi. E’ questo affronto che ha spinto Trump a inacidire la sua retorica contro gli alleati europei e a comportarsi nei confronti della Nato come se non fosse un progetto americano di cui gli Stati Uniti sono garanti, al punto che, se davvero dovessero decidere di uscirne, la Casa Bianca dovrebbe notificare al suo stesso dipartimento di stato la decisione, perché, appunto, è un’alleanza che ha un perno anche tecnico in America.
Secondo un’esclusiva del Wall Street Journal, gli americani stanno pensando a un sistema di premi e punizioni per gli europei: vorrebbero spostare le loro basi militari dai paesi poco collaborativi a quelli che invece lo sono. E’ un’ipotesi dalla logistica impossibile, ma il fatto che circoli un progetto del genere mostra due cose: la prima la conosciamo, Trump divide il mondo tra condannati e salvati; la seconda è quel che Trump non vuole ammettere e cioè che una superpotenza senza basi in giro per il mondo è un po’ meno super. Gli alleati lo sanno, ma intanto si attrezzano e, pur non avendo grandi idee per liberare Hormuz, iniziano a tessere la prima alleanza alternativa alla Nato, guardando in questo caso al Golfo: è il nuovo mondo in cui dell’America non ci si fida più.