Ecco perché le elezioni americane le deciderà lo swing-consumer
Questa volta, le prime elezioni americane con iPad in circolazione rischiano di essere decise dallo swing-consumer, cioè dai consumatori desiderosi di beni e servizi premium. Dopo 5 anni di crisi economica e con le previsioni che danno in crescita la probabilità di una nuova recessione statunitense per il 2013, la differenza nelle urne presidenziali degli Stati Uniti potrebbe farla quella parte di consumatori in cerca di una politica economica capace di accrescere la propria capacità di acquisto di beni a valore aggiunto. di Edoardo Narduzzi

Questa volta, le prime elezioni americane con iPad in circolazione rischiano di essere decise dallo swing-consumer, cioè dai consumatori desiderosi di beni e servizi premium.
Dopo 5 anni di crisi economica e con le previsioni che danno in crescita la probabilità di una nuova recessione statunitense per il 2013, la differenza nelle urne presidenziali degli Stati Uniti potrebbe farla quella parte di consumatori in cerca di una politica economica capace di accrescere la propria capacità di acquisto di beni a valore aggiunto. Insomma, i consumatori in cerca di iPad, per dirla con uno snapshot.
Dopo 5 anni di crisi economica e con le previsioni che danno in crescita la probabilità di una nuova recessione statunitense per il 2013, la differenza nelle urne presidenziali degli Stati Uniti potrebbe farla quella parte di consumatori in cerca di una politica economica capace di accrescere la propria capacità di acquisto di beni a valore aggiunto. Insomma, i consumatori in cerca di iPad, per dirla con uno snapshot.
Il novecentesco ceto medio, anche se diversi economisti e sociologi si affannano a dimostrarne numeri alla mano la permanenza in vita, non è più capace di elaborare una sintesi politica ai suoi bisogni di consumo. Dopo una riorganizzazione così prolungata di redditi, occupazioni, opportunità di guadagno, la maggior parte degli elettori, che un tempo erano e si consideravano ceto medio, oggi hanno una diversa percezione delle proprie possibilità di consumo.
Sono proprio loro in prima persona, prima ancora delle statistiche ufficiali, a non considerarsi più ceto medio. Che cosa sono diventati? Una parte importante ha contribuito alla formazione della dimensione dei consumatori low cost, soggetti estremamente attenti al rapporto qualità prezzo nell’effettuare scelte di acquisto che permettano di consumare di più a parità di reddito oppure a non intaccare i consumi totali con reddito calante.
Sono proprio loro in prima persona, prima ancora delle statistiche ufficiali, a non considerarsi più ceto medio. Che cosa sono diventati? Una parte importante ha contribuito alla formazione della dimensione dei consumatori low cost, soggetti estremamente attenti al rapporto qualità prezzo nell’effettuare scelte di acquisto che permettano di consumare di più a parità di reddito oppure a non intaccare i consumi totali con reddito calante.
Un’altra parte, ha dato vita a una categoria originale di consumatori, quelli premium o a valore aggiunto, disponibili a pagare una maggiorazione di prezzo per poter godere di un prodotto dalla maggiore qualità percepita. Si tratta dei beni prodotti, tra i tanti, da Apple oppure Tod’s, Pirelli o Ducati. Non sono dei consumatori di beni esclusivi come le Ferrari, ma di persone disponibili a consumare beni o servizi di larga produzione pagando però un premio.
Le elezioni presidenziali americane in pieno svolgimento sono le prime che mettono alla prova questo nuovo “bipolarismo” socio-economico, perché l’accelerazione del consumatore premium su scala numerica è un prodotto indotto soprattutto dal recente successo commerciale di Apple.
Le elezioni presidenziali americane in pieno svolgimento sono le prime che mettono alla prova questo nuovo “bipolarismo” socio-economico, perché l’accelerazione del consumatore premium su scala numerica è un prodotto indotto soprattutto dal recente successo commerciale di Apple.
La peculiarità rispetto al passato del bipolarismo ceto medio-ceto operaio è data dal fatto che, entrambe le categorie di consumatori, sono consapevoli dell’importanza dei programmi e delle politiche riformiste per la qualità futura della rispettiva capacità di consumo. Il consumatore low cost, al pari di quello premium, sa bene che solo politiche favorevoli alle liberalizzazioni, all’utilizzo produttivo delle nuove tecnologie e alla limitazione dei monopoli pubblici nella produzione di servizi, anche di quelli del welfare, possono garantirgli le migliori opzioni di consumo future.
Tra loro non c’è una differente sensibilità politica, tale da qualificarli come gruppi elettorali contrapposti sul piano del programma ricercato. Ciò che oggi, rispetto a qualche anno fa, è mutato sono le aspirazioni di parte dell’elettorato low cost: una parte di questi consumatori è alla ricerca di politiche pubbliche capaci di favorirne l’ascesa nella dimensione premium dei consumi. Vogliono anche loro aggiungere al mix dei consumi possibili qualche iPad o qualche occhiale Luxottica.
Tra loro non c’è una differente sensibilità politica, tale da qualificarli come gruppi elettorali contrapposti sul piano del programma ricercato. Ciò che oggi, rispetto a qualche anno fa, è mutato sono le aspirazioni di parte dell’elettorato low cost: una parte di questi consumatori è alla ricerca di politiche pubbliche capaci di favorirne l’ascesa nella dimensione premium dei consumi. Vogliono anche loro aggiungere al mix dei consumi possibili qualche iPad o qualche occhiale Luxottica.
Aspirano a diventare dei consumatori low premium, nel senso che vogliono avere la possibilità di allocare, senza doversi indebitare, una parte del loro reddito per acquistare beni o servizi a premio. Sono proprio questi consumatori ascendenti la componente elettorale che potrebbe fare la differenza pro Barack Obama o pro Mitt Romney il prossimo novembre.
Dipenderà da quale proposta economica li convincerà di più. Un passaggio che comunque non sarà soltanto elettorale, perché l’uscita dalla peggiore crisi dal secondo Dopoguerra passa anche, forse soprattutto, nella capacità di far crescere, con innovative politiche pubbliche, su scala globale i consumatori premium e i consumi a valore aggiunto.
Dipenderà da quale proposta economica li convincerà di più. Un passaggio che comunque non sarà soltanto elettorale, perché l’uscita dalla peggiore crisi dal secondo Dopoguerra passa anche, forse soprattutto, nella capacità di far crescere, con innovative politiche pubbliche, su scala globale i consumatori premium e i consumi a valore aggiunto.
di Edoardo Narduzzi