Le cluster bomb del presidente Assad

Ieri un reporter del New York Times, C. J. Chivers, ha raccontato di una città siriana colpita dalle cluster bomb lanciate dai jet del governo. Il cluster è il contenitore di decine di piccole bombe: dopo il lancio si spezza in aria e le sparge a pioggia durante la caduta. Il risultato è che a terra invece di una singola forte esplosione ci sono decine di scoppi minori, incapaci di danneggiare sul serio obbiettivi militari fortificati, ma letali tra le strade e i tetti di una zona abitata.
22 DIC 12
Ultimo aggiornamento: 16:09 | 16 AGO 20
Immagine di Le cluster bomb del presidente Assad
Ieri un reporter del New York Times, C. J. Chivers, ha raccontato di una città siriana colpita dalle cluster bomb lanciate dai jet del governo. Il cluster è il contenitore di decine di piccole bombe: dopo il lancio si spezza in aria e le sparge a pioggia durante la caduta. Il risultato è che a terra invece di una singola forte esplosione ci sono decine di scoppi minori, incapaci di danneggiare sul serio obbiettivi militari fortificati, ma letali tra le strade e i tetti di una zona abitata. La bomba a grappolo è un’arma rozza, costruita per uccidere a caso su un’area vasta: nel campo degli ordigni che piovono dal cielo è l’equivalente di una rosa di lupara. Il governo siriano sta scagliando sulla popolazione tutto quello che ha in magazzino: gli spezzoni incendiari al fosforo bianco; le mine navali a forma di sfera della marina militare; i missili balistici Scud; i bidoni di metallo riempiti di tritolo e chiodi e anche le cluster bomb, tanto la precisione non serve, l’importante è che abbiano il potenziale per uccidere. Il presidente Bashar el Assad ha preso la decisione deliberata di infierire sui civili per non perdere il controllo della Siria: in questo secondo obbiettivo non sta riuscendo, anzi, ogni giorno è stretto sempre più all’angolo dall’avanzata dei ribelli; nel primo, far soffrire i civili, sta riuscendo benissimo – il numero dei morti ha appena superato quota cinquantamila e in maggioranza erano non combattenti.
Per questo motivo, anche se è sempre più grande l’allarme causato dalla presenza di gruppi estremisti che si ispirano ad al Qaida tra i ribelli, il governo siriano è ancora il pericolo maggiore. Ha la capacità tecnico-militare di causare un numero altissimo di vittime tra i civili e non si trattiene dal farlo, non ha freni (anche se gli ufficiali non la pensano così, anzi, ieri dicevano all’inviato inglese Alex Thomson di Channel 4, embedded con loro, che non stanno usando che una frazione della loro potenza di fuoco, se soltanto volessero, questo è nulla, altroché). La ferocia punitiva e grottescamente sproporzionata è l’errore di Assad fin dall’inizio, il calcolo sbagliato che ha originato tutto ventuno mesi fa, quando il governo rifiutò di considerare le richieste di maggiore apertura politica e ordinò ai militari di disperdere le proteste sparando su manifestanti disarmati. Resta ancora un’arma da gettare sui civili siriani, ed è il gas, ma Assad sa che è la linea rossa che farebbe scattare l’intervento internazionale e per ora si astiene. Ci sono notizie da fonti credibili sul fatto che l’esercito siriano abbia già preparato munizioni chimiche e le abbia spostate dove servono, pronte per essere usate all’occorrenza. Per qualche ragione, le sostanze chimiche ci fanno orrore quando avvelenano i civili e non abbastanza quando esplodono tra loro.