La campagna antinatalista, ancora

La campagna antinatalista di Melinda Gates, moglie del fondatore miliardario di Microsoft e dirigente della fondazione che porta il suo nome, continua indefessa. Su Foreign Policy del mese di dicembre Melinda ha firmato un altro editoriale dal titolo eloquente: “Perché il controllo delle nascite è ancora una buona idea”. La moglie del magnate americano racconta di aver avuto una specie di “illuminazione” parlando con le donne nei paesi in via di sviluppo.
1 DIC 12
Ultimo aggiornamento: 19:17 | 23 AGO 20
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La campagna antinatalista di Melinda Gates, moglie del fondatore miliardario di Microsoft e dirigente della fondazione che porta il suo nome, continua indefessa. Su Foreign Policy del mese di dicembre Melinda ha firmato un altro editoriale dal titolo eloquente: “Perché il controllo delle nascite è ancora una buona idea”. La moglie del magnate americano racconta di aver avuto una specie di “illuminazione” parlando con le donne nei paesi in via di sviluppo. E per corroborare il suo pensiero tira fuori le carte. Cita per esempio uno studio “in corso in Bangladesh da 35 anni” (ma non meglio specificato) che dimostrerebbe come “le persone che hanno accesso ai contraccettivi hanno una qualità della vita più elevata. Sono più sane, hanno meno probabilità di morire di parto e meno probabilità di morte prematura per i neonati”. E poi, secondo Melinda, le persone che hanno la possibilità di controllare le nascite sono più ricche: “Hanno più risorse, compresi terreni, bestiame e risparmi”. Saltando a pié pari dai paesi in via di sviluppo alla sua famiglia, Melinda racconta il successo della propria esperienza personale con l’uomo più ricco del mondo: “Con Bill a un certo punto abbiamo potuto decidere tutto, quando e quanti figli avere”. A Newsweek a maggio aveva detto che non avrebbe promosso metodi coercitivi di controllo delle nascite e degli aborti. Forse ha già cambiato idea.