Un giudice mostra che la guerra al terrore di Obama è nei dettagli

Mercoledì un giudice di New York nominato da Barack Obama si è trovato a proclamare ingiusta una legge sulle detenzioni a tempo indeterminato firmata dall’attuale presidente; e per sostenere la sua posizione si è appellato a una legge  più mite e garantista firmata da Bush il 14 settembre 2001, non proprio nei giorni della mitezza e del garantismo. Katherine Forrest ha accolto il ricorso presentato dal giornalista del New York Times e analista del medio oriente Christopher Hedges assieme a Noam Chomsky, Naomi Wolf e altri contro Obama e il segretario della Difesa, Leon Panetta, per il National Defense Authorization Act (Ndaa), legge firmata il 31 dicembre del 2011. Leggi Presidente in armi
18 MAG 12
Ultimo aggiornamento: 16:39 | 22 AGO 20
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New York. Mercoledì un giudice di New York nominato da Barack Obama si è trovato a proclamare ingiusta una legge sulle detenzioni a tempo indeterminato firmata dall’attuale presidente; e per sostenere la sua posizione si è appellato a una legge più mite e garantista firmata da Bush il 14 settembre 2001, non proprio nei giorni della mitezza e del garantismo. Katherine Forrest ha accolto il ricorso presentato dal giornalista del New York Times e analista del medio oriente Christopher Hedges assieme a Noam Chomsky, Naomi Wolf e altri contro Obama e il segretario della Difesa, Leon Panetta, per il National Defense Authorization Act (Ndaa), legge firmata il 31 dicembre del 2011. Il Ndaa è in sostanza la manovra finanziaria del Pentagono: stabilisce la quantità di denaro stanziato per la difesa nell’anno fiscale successivo ed elenca le voci sulle quali il governo intende investire. Il problema della legge è una dicitura ambigua nella sezione 1.021 in cui si spiega che le Forze armate possono arrestare e mettere in carcere a tempo indeterminato e senza accuse chiunque “sia parte o abbia sostenuto sostanzialmente al Qaida, i talebani o altre forze ostili agli Stati Uniti”. La cosa vale anche per i cittadini americani e non è limitata agli scenari di guerra. La parola delicata, qui, è “sostanzialmente”, perché, ha confermato un giudice, in una categoria tanto indefinita potrebbe rientrare chiunque abbia contatti e scambi di natura non criminale con i terroristi, come ad esempio succede ai giornalisti. Oltre ad affermare che la sezione viola il Primo e il Quinto emendamento della Costituzione, Forrest ha diffidato l’Amministrazione dall’applicare il meccanismo delle detenzioni preventive. Durante la stesura della legge il punto critico non era sfuggito alle associazioni per i diritti civili e ai giornali democratici, che avevano attaccato il testo licenziato da un governo a cui si chiedeva di mitigare le leggi speciali del post 11 settembre, non di renderle più dure.

Alla firma della legge il presidente Obama aveva dichiarato: “Ho firmato questo atto principalmente perché autorizza i finanziamenti per la difesa degli Stati Uniti”, ma, aveva spiegato, “ho serie riserve su alcune parti che regolano la detenzione, gli interrogatori e le indagini su sospetti terroristi”. Dopo la presentazione del ricorso gli avvocati dell’Amministrazione hanno avuto occasione di spiegare cosa significasse esattamente quel sostegno “sostanziale” ai terroristi, ma invece di fornire ulteriori dettagli hanno preferito dire semplicemente che la legge non va oltre l’Authorization for Use of Military Force Against Terrorist firmato nel 2001. Secondo il giudice nominato da Obama, invece, il Ndaa è un peggiorativo della legge di Bush, perché con l’ambiguità del suo linguaggio apre la porta ad eccessi interpretativi. Lo scontro è diventato inevitabilmente politico, anche perché alla Camera si stanno discutendo gli emendamenti al Ndaa del 2013 e oggi è previsto il primo voto. Il democratico Adam Smith e il repubblicano Justin Amash stanno facendo una campagna bipartisan per emendare dalla nuova legge la sezione controversa, e propongono di stabilire un processo civile per chiunque venga arrestato sul suolo americano.

Qui una volta erano tutti neocon
Per paradosso, a sostenere con vigore le detenzioni illimitate e senza prove in cui Obama si è specializzato anche più del predecessore è soprattutto l’ala democratica. Il senatore Carl Levin, relatore del Ndaa, ha detto che farà di tutto perché il ramo esecutivo continui ad avere il potere di “incarcerare chiunque dichiari guerra agli Stati Uniti”, e su una materia del genere non si può rischiare. Amash ha risposto via Twitter: “Levin crede che dichiarare guerra agli Stati Uniti coincida con l’essere indagati per terrorismo. Davvero? Magari qualcuno può mandargli una copia della Costituzione”. Non mancano i conservatori che, badando al sodo, sostengono l’interpretazione obamiana dell’impianto legale costruito attorno al terrorismo, un’interpretazione che supera quella di Bush a destra e che sul campo ha prodotto innumerevoli operazioni di successo, anche contro cittadini americani. Gli analisti repubblicani dell’Heritage Foundation dicono che allentare adesso la pressione sui terroristi in nome dei diritti civili è imprudente, e si allineano alla linea neo-neocon di Obama mentre una coalizione di conservatori si schiera, per motivi più o meno strumentali, dietro a chi vuole emendare “sostanzialmente” la legge.