Embrioni perduti e coccodrilli
Sa di lacrime di coccodrillo, molta della costernazione seguita alla notizia della distruzione, per un guasto dei macchinari, di novantaquattro embrioni congelati nel centro di fertilità dell’Ospedale San Filippo Neri di Roma. Ed è abbastanza patetica la posizione di chi, avendo un’idea su tutto, davanti a quelle vite sospese nel freddo dice che, ancora oggi, “nessuno è capace di dire con certezza di ‘cosa’ o di ‘chi’ si tratti” (Michela Marzano su Repubblica).

Sa di lacrime di coccodrillo, molta della costernazione seguita alla notizia della distruzione, per un guasto dei macchinari, di novantaquattro embrioni congelati nel centro di fertilità dell’Ospedale San Filippo Neri di Roma. Ed è abbastanza patetica la posizione di chi, avendo un’idea su tutto, davanti a quelle vite sospese nel freddo dice che, ancora oggi, “nessuno è capace di dire con certezza di ‘cosa’ o di ‘chi’ si tratti” (Michela Marzano su Repubblica).
E’ vero il contrario: sappiamo benissimo che l’embrione umano è lo stadio iniziale di un individuo della nostra specie (con le parole di un pioniere della fecondazione in vitro, il biologo Jacques Testart: “Ricorderò una sola cosa, tutti all’inizio siamo stati un embrione”). E la circostanza che sia stato concepito, invece che nel corpo di una donna, fuori di esso, non gli sottrae (non dovrebbe) il carattere di umanità. Eppure, stando a certi commenti, sembra che il valore di quegli esseri umani allo stato embrionale (ricordiamo che nel 2010 è nato un bambino da un embrione congelato venti anni fa) dipenda solo dall’aspettativa che li riguarda. C’è un “progetto parentale” (in orribile gergo psico-sociologese) in atto? E allora tutti a disperarsi per l’embrione perduto che non diventerà mai un bambino, a piangere sulla speranza frustrata di coloro che già si sentono genitori orbati di un figlio. Viene meno il “progetto parentale”, perché magari si cambia idea o perché l’embrione non serve più o è “sovrannumerario”, di troppo? E allora quello stesso, identico embrione può diventare senza troppi problemi bruto materiale per la ricerca. Un disumanizzato “tecno-embrione” a perdere.