Guerra Russia-Ucraina, le immagini da Mariupol sotto il controllo dell'esercito russo, marzo 2022 (LaPresse) 

Mosca può anche muovere molti uomini ma la sua intelligence è cieca e così resta vulnerabile

Cecilia Sala

Putin pensa che la quantità sia tutto: non è così. Passeranno almeno quattro mesi prima che gli effetti della mobilitazione si vedano sul campo. Quando arriveranno i rinforzi, saranno meno utili di quanto potrebbero essere perché i generali continueranno a disporli in modo poco intelligente. Putin ha finito i carri armati moderni. Senza gli elmetti è anche peggio

C’è un drone militare americano che fa su e giù sulla linea di faglia delle acque internazionali nel punto più vicino alla costa sud della Crimea, dove ci sono Sebastopoli e la flotta russa nel Mar Nero (quella che spara missili dal mare contro le infrastrutture ucraine). È un drone massiccio che si chiama Global Hawk, può volare ad alta quota per tempi molto lunghi, fino a trentasei ore. È un guardone che scannerizza la penisola occupata e poi passa le informazioni raccolte all’intelligence militare ucraina perché possa conoscere in anticipo i movimenti dei russi. Ieri sugli scogli di Sebastopoli si è arenata anche una piccola imbarcazione senza pilota ma con una telecamera: è la versione marittima di un drone. 

  
Quando è cominciata la controffensiva nella regione di Kharkiv, i russi hanno capito cosa stava succedendo nel momento in cui – nei piani di Kyiv – mancavano quarantotto ore all’accerchiamento di Balaklya (la prima cittadina a essere liberata): per i russi era un tempo insufficiente a far arrivare i rinforzi, così è iniziata la fuga. Fino ad allora,  non si erano accorti di niente, non avevano visto il riposizionamento di uomini e di armi ucraine che servivano alla controffensiva. 

   
Una delle debolezze di Vladimir Putin in questa guerra è la pochezza della sua intelligence militare: se non sei in grado di raccogliere qualche indizio sulle prossime mosse del nemico, sprechi un sacco di risorse (piazzandole nel posto sbagliato) e avrai sempre almeno un fianco scoperto che gli ucraini hanno dimostrato di saper trovare e colpire. È solo uno dei problemi che la mobilitazione non può risolvere.

    
Una leggenda russa dice che l’imperatore Pietro il Grande – che voleva recuperare i “territori perduti” e al quale Putin si è paragonato – dopo la sconfitta contro gli svedesi del 1700, si era arrabbiato con un suo aiutante che gli aveva risposto: “Diremo alle madri russe di produrre più figli”. Stalin è famoso per la frase “la quantità ha una qualità tutta sua”, che è stata interpretata con il significato: i russi hanno una capacità di sopportare un numero altissimo di perdite e questo è un vantaggio unico di Mosca. Da marzo i propagandisti del Cremlino ripetono con parole diverse concetti simili, e dicono che invece i soldati dell’Alleanza atlantica hanno troppa paura di morire e questo rende la Nato più debole (poi, per giustificare l’ultima disfatta, hanno cominciato a dire che la Nato è pericolosissima e quello che è appena successo si spiega con il fatto che in Ucraina i russi non combattono contro gli ucraini, ma contro la Nato). 

   
Putin la vede allo stesso modo di Pietro il Grande e di Stalin e ad agosto ha ripristinato un premio da un milione di rubli che si chiama “Madre eroina”, viene assegnato alle donne russe che fanno dieci figli o più – lo aveva istituito Stalin nel 1944, poi era stato abolito. Con la mobilitazione parziale decisa due giorni fa, Putin può aspirare ad avere altri trecentomila soldati da schierare (a rotazione) in Ucraina: la cifra equivale a più del triplo degli uomini che combattono in questo momento e – dal punto di vista militare – è una mossa più sensata rispetto a sprecare missili per vendette terroristiche come i bombardamenti sulle infrastrutture civili di Kyiv che non modificano lo svantaggio russo sul campo. Ma passeranno mesi (almeno quattro, probabilmente molti di più) prima che gli effetti della mobilitazione si vedano sul campo. Quando arriveranno i rinforzi, saranno meno utili di quanto potrebbero essere perché – senza intelligence di qualità – i generali continueranno a disporli in modo poco intelligente. Putin ha finito i carri armati moderni e non ne ha per i nuovi soldati. Per loro mancano anche gli elmetti e i giubbotti antiproiettile: insieme alla lettera che li invita a presentarsi al centro di reclutamento più vicino, c’è il consiglio di portarseli da casa. 
 

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