L'inganno

L'ultima telefonata tra Macron e Putin prima dell'invasione

Il 20 febbraio, il presidente russo, in una conversazione con il suo omologo francese, dice che le esercitazioni militari stanno finendo e che è d’accordo a incontrare Biden. Quattro giorni dopo attaccherà l'Ucraina

Il 30 giugno su France 2 andrà in onda un documentario dal titolo “Un Président, l’Europe et la guerre”. Era stato pensato per raccontare la presidenza francese dell’Unione europea ma è diventato un resoconto sulla diplomazia, la guerra, le telefonate con Mosca, il dialogo impossibile. Questo è un estratto di una conversazione che Macron ha avuto con il presidente russo, Vladimir Putin, il 20 febbraio scorso, quattro giorni prima dell’invasione dell’Ucraina. La trascrizione è stata pubblicata sul sito di Le Temps. 
    


   

Emmanuel Macron (EM): Dalla nostra ultima conversazione, la tensione è aumentata. Tu conosci il mio impegno e la mia determinazione a proseguire il dialogo. Vorrei che prima mi dessi la tua lettura della situazione e magari in modo abbastanza diretto, come facciamo entrambi, mi dicessi quali sono le sue intenzioni. E poi vorrei provare a vedere se ci sono ancora azioni utili da fare e farti qualche proposta.
Vladimir Putin (VP): Cosa posso dire? Puoi vedere tu stesso cosa sta succedendo. Tu e il cancelliere (tedesco) Scholz mi avete detto che Zelensky era pronto a fare una mossa, che aveva preparato un progetto di legge per attuare gli accordi di Minsk, ma il nostro caro collega, il signor Zelensky, non sta facendo nulla. Vi sta mentendo. Non so se hai sentito la sua dichiarazione di ieri in cui ha detto che l’Ucraina dovrebbe avere accesso alle armi nucleari.
(Il consigliere diplomatico Emmanuel Bonne: “No, è un’assurdità”)
Ho sentito anche i tuoi commenti alla conferenza stampa dell’8 febbraio a Kyiv. Hai detto che gli accordi di Minsk dovrebbero essere rivisti, e cito, “in modo che siano applicabili”.
(I consiglieri di Macron: “No, non ha detto questo”, “gli dirò di non entrare nei dettagli con lui”).
EM: Vladimir, prima di tutto una cosa: non ho mai detto che gli accordi di Minsk dovrebbero essere rivisti. Non l’ho mai detto né a Berlino, né a Kyiv, né a Parigi. Ho detto che vanno applicati, che vanno rispettati e non ho la stessa lettura degli ultimi giorni che hai tu.
VP: Senti Emmanuel, non capisco il tuo problema con i separatisti. Hanno fatto tutto il possibile, sotto la nostra insistenza, per aprire un dialogo costruttivo con le autorità ucraine.
EM: Riguardo a ciò che hai detto, Vladimir, diverse osservazioni: primo, gli accordi di Minsk sono un dialogo con voi, hai assolutamente ragione. In questo contesto, non è previsto che la base della discussione sia un testo presentato dai separatisti. Quindi, quando il vostro negoziatore cerca di costringere gli ucraini a discutere sulla base delle road map dei separatisti, non rispetta gli accordi di Minsk. Non sono i separatisti a fare proposte sulle leggi ucraine!
VP: Naturalmente, la nostra lettura della situazione è completamente diversa. Durante il nostro ultimo incontro, ti ho ricordato e pure letto gli articoli 9, 11 e 12 degli Accordi di Minsk.
EM: Li ho davanti a me! C’è scritto chiaramente che il governo dell’Ucraina – paragrafo 9, ecc – sta proponendo, e che è in consultazione e accordo con i rappresentanti di alcuni distretti delle regioni di Donetsk e Luhansk, nel quadro del gruppo di contatto tripartito. Questo è esattamente ciò che viene proposto. Quindi non so dove il vostro avvocato abbia imparato il diritto (un consigliere sorride), ma mi limito a guardare i testi e a cercare di applicarli. E non so quale avvocato possa dirvi che in un paese sovrano le leggi sono proposte da gruppi separatisti e non dalle autorità democraticamente elette.
 

VP (tono fermo e seccato): Questo non è un governo democraticamente eletto. Sono saliti al potere con un colpo di stato, la gente è stata bruciata viva, è stato un bagno di sangue e Zelensky è uno dei responsabili. Ascoltami bene: il principio del dialogo è tenere conto degli interessi dell’altra parte. Le proposte esistono, i separatisti, come li chiamate voi, le hanno trasmesse agli ucraini, ma non hanno ricevuto alcuna risposta. Dov’è il dialogo?
EM: Ma perché, come ti ho appena detto, non ci interessano le proposte dei separatisti. Chiediamo loro di  reagire ai testi ucraini e dobbiamo fare le cose così perché questa è la legge. Quanto appena detto mette in dubbio, in un certo senso, la tua volontà di rispettare gli accordi di Minsk, se davvero pensi di trovarti di fronte ad autorità non legittime e terroristiche.
VP (sempre seccato): Ascoltami attentamente. Riesci a sentirmi? Ripeto, i separatisti, come li chiamate voi, hanno reagito alle proposte delle autorità ucraine. Hanno risposto, ma le stesse autorità non hanno dato seguito alla richiesta.
EM: Quindi ok: sulla base della loro risposta ai testi ucraini, quello che propongo è di chiedere a tutte le parti un incontro nell’ambito del gruppo di contatto per continuare ad andare avanti. Possiamo chiedere che questo lavoro venga svolto domani e pretendere che tutte le parti coinvolte si presentino. Tuttavia, negli ultimi due giorni, i separatisti non hanno voluto partecipare a questa discussione. Posso chiederlo a Zelensky. Siamo d’accordo su questo? Se sì, chiederò un incontro domani.
VP: Quindi, per essere chiari, non appena avremo riattaccato, studierò queste proposte. Ma fin dall’inizio avremmo dovuto fare pressione sugli ucraini, ma nessuno ha voluto farlo.
EM: Ma sì, sto facendo del mio meglio per spingerli, lo sai.
VP: Lo so, ma purtroppo non funziona.
EM: Ho bisogno che mi aiuti un po’ (maliziosamente). La situazione sulla linea di contatto è molto tesa. Ieri ho davvero chiesto a Zelensky più calma. Lo  ripeto sempre, calmatevi tutti, calmatevi sui social, calmatevi con le forze armate ucraine. Ma vedo anche che sei tu che puoi calmare le tu forze armate dispiegate. Ieri ci sono stati molti bombardamenti. Se vuoi dare una possibilità al dialogo, devi portare la calma nella regione. Come vedi lo sviluppo delle esercitazioni militari?
VP: Stanno andando secondo i piani.
EM: Quindi finiscono stasera, giusto?
VP: Sì, probabilmente stanotte, e sicuramente lasceremo una presenza militare al confine finché la situazione nel Donbas non si sarà calmata. La discussione sarà condotta in consultazione con i ministeri della Difesa e degli Esteri.
EM: Va bene. Vladimir, ti dico sinceramente che per me inserire le discussioni nel giusto quadro ed evitare tensioni è un prerequisito assoluto. Per me l’importante – e te lo chiedo davvero – è che la situazione sia sotto controllo. Questo è il primo pilastro. E conto molto su di te. Non cedere a nessuna provocazione nelle ore e nei giorni a venire. Vorrei farti due proposte molto specifiche. La prima è di organizzare nei prossimi giorni un incontro a Ginevra tra te e il presidente Biden. Gli ho parlato venerdì sera e gli ho chiesto se potevo farti questa proposta. Mi ha detto di dirti che è pronto. Biden ha pensato anche a  come  far rientrare la crisi in modo credibile, per tenere conto delle tue richieste e per affrontare con molta  chiarezza la questione della Nato e dell’Ucraina. Dimmi la data che fa per te.
 

VP: Grazie mille Emmanuel. E’ sempre un grande piacere e un grande onore parlare con le tue controparti europee e con gli Stati Uniti. E mi piace sempre parlare con te perché abbiamo un rapporto di fiducia. Quindi, Emmanuel, ti propongo di invertire le cose. Prima di tutto, è necessario preparare l’incontro in anticipo. Solo dopo potremo parlare, perché se veniamo così, a parlare di tutto e di niente, saremo rimproverati di nuovo.
EM: Ma possiamo dire oggi, al termine di questa conversazione, che siamo d’accordo sul principio? Vorrei una risposta chiara da parte tua su questo punto. Capisco la tua reticenza sulla data, ma sei pronto a dire oggi “voglio un incontro a due con gli americani, poi esteso agli europei” o no?
VP: E’ una proposta che merita di essere presa in considerazione e se vuoi che siamo ben allineati su come formularla, ti suggerisco di chiedere ai nostri consiglieri di chiamarsi per concordare, ma sappi che sul principio sono d’accordo.
EM: Molto bene,  confermi di essere d’accordo sul principio. Propongo che i nostri gruppi cerchino di finalizzare un testo comune, una specie di comunicato alla fine di questa telefonata.
VP: Per non nasconderti nulla, vorrei andare a giocare a hockey su ghiaccio perché ti sto parlando dalla palestra prima di iniziare l’allenamento. Chiamerò prima i miei consiglieri.
EM: Grazie Vladimir. Rimaniamo in contatto in tempo reale. Appena c’è qualcosa, mi chiami.
VP (in francese): Grazie, presidente.

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