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L'incontro dell'imprenditoria italiana con Putin è un brutto segnale
Il presidente russo parlerà in video con i vertici delle principali aziende italiane, una scelta anti europea e anti atlantista che va in direzione opposta alle prese di posizione del fronte occidentale
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26 JAN 22
Ultimo aggiornamento: 04:00 AM | 26 JAN 22

Foto tramite LaPresse di Alexander Zemlianichenko <br />
Probabilmente l’incontro era fissato da tempo, in un altro contesto, ma date le intenzioni quasi esplicite di invasione dell’Ucraina da parte della Russia assume un significato preoccupante per i partner occidentali. Come scritto da Repubblica, oggi Vladimir Putin parlerà in un video incontro con i vertici delle principali aziende pubbliche e private italiane: Eni, Enel, Snam, Pirelli, Unicredit, Barilla, Intesa Sanpaolo, Generali... L’incontro, organizzato dalla Camera di commercio italo-russa (che in passato è stata anche uno strumento della diplomazia imprenditoriale putiniana, ad esempio nel caso del vaccino Sputnik V), ha l’obiettivo di rafforzare e stringere ulteriormente i legami commerciali tra i due paesi ma arriva, appunto, all’acme della crisi ucraina, mentre la Nato rafforza il proprio contingente nell’est Europa mobilitando jet e navi, mentre i paesi dell’Alleanza annunciano l’invio di uomini e mezzi e il dislocamento di truppe nel Baltico, mentre gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno messo in guardia il presidente russo minacciando di imporre sanzioni dure in caso di invasione.
Accade subito dopo il vertice organizzato da Joe Biden, in cui è stata sottolineata “l’esigenza di una risposta comune” e dopo che l’Italia ha parlato di una “unanimità totale” con i leader europei sul da farsi. Ieri la Casa Bianca ha detto che l’invasione russa è “imminente”. L’incontro dell’imprenditoria italiana con Putin con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione “in materia di energia, industria, finanza e tecnologia verde” va in direzione opposta alle prese di posizione del fronte occidentale e, vista la rappresentanza ai massimi livelli dell’industria pubblica e privata, assumere anche un significato politico. Non è un bel segnale per l’Italia, che si aggiunge all’incertezza della partita del Quirinale e alla possibilità di una bocciatura di Mario Draghi. Il segnale al mondo occidentale è quello di un paese che rischia il disfacimento e di scivolare, di nuovo, su posizioni anti europee e anti atlantiste.