•
L’Ue alle prese con due bulli e mezzo
Il teppista Lukashenka minaccia di tagliare il gas, ma deve prima chiedere il permesso a Putin, che anziché placare la crisi dei migranti, trolla. Poi c’è Erdogan, che vede le sanzioni e ci ripensa
di
12 NOV 21
Ultimo aggiornamento: 08:00 AM

“Forniamo calore agli europei e loro ci stanno minacciando di chiudere le frontiere. E se bloccassimo il transito di gas?”. La minaccia da bullo è di Aljaksandr Lukashenka, il dittatore bielorusso che da un anno conduce una battaglia contro il suo stesso popolo, dopo essersi autoproclamato vincitore di un’elezione persa, e che da qualche mese cerca in ogni modo di mettere in crisi chi contesta il suo sopruso: l’Europa. Lo ha fatto con un’arma che l’Ue stessa, suo malgrado, gli ha consegnato, e che prima di lui avevano utilizzato altri: i migranti. Da giugno gli uomini di Lukashenka portano persone che provengono soprattutto dal medio oriente alla frontiera con Lituania, Polonia e Lettonia. I numeri degli arrivi non sono da crisi migratoria – finora ne sono entrati circa seimila – ma sono i metodi a essere brutali – e tutto avviene all’interno di uno schema che il regime bielorusso ha orchestrato dall’inizio alla fine: non si affida a trafficanti, è lui il trafficante. “Consiglierei – ha continuato Lukashenka – alla leadership di Polonia, Lituania e ad altre persone senza cervello di pensarci su intensamente”. Il dittatore minaccia per evitare che l’Ue gli imponga nuove sanzioni ed è molto infastidito dal fatto che Varsavia abbia chiuso uno dei principali valichi di frontiera: in alcuni punti, ci vogliono più di cinquanta ore per attraversare il confine e a rimanere bloccati sono soprattutto i camion che trasportano merci. Lukashenka ha detto di aver incaricato il suo primo ministro di pensare a misure di ritorsione, come tagliare l’erogazione di gas naturale chiudendo il gasdotto Yamal. Dall’Ue ha risposto Paolo Gentiloni, commissario europeo all’Economia, che ha detto che gli europei non si fanno “intimidire da Lukashenka”, e che la decisione di tagliare il gas non può neppure prenderla. Il gasdotto Yamal appartiene alla russa Gazprom e qualsiasi taglio deve essere approvato da Mosca.
C’è un terzo bullo che per un po’ ha preso parte a questa compagnia: Recep Tayyip Erdogan, il presidente turco. Molti dei migranti che arrivano a Minsk partono da Istanbul, alcuni, secondo la polizia tedesca, anche a bordo di aerei della Turkish Airlines. La compagnia aerea, che nei giorni scorsi ha negato il suo coinvolgimento,ora sarebbe pronta a non trasporterà più in Bielorussia cittadini che vengono dal medio oriente. Erdogan si è tirato indietro appena in tempo, prima delle sanzioni dell’Ue, che prevedono di colpire le compagnie aeree di paesi terzi impegnate nel traffico di migranti.
Di più su questi argomenti:
Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)