A Biden non serve la correttezza politica

Il turbinio di donne, indiani, afro, trans e diversity al potere è una boccata d’aria in un ambiente intossicato, ma poi alla bestia di un paese incurvato sotto il peso della divisione bisognerà dar da mangiare altro che non sia aria. Occhio al clima festaiolo
di
22 JAN 21
Immagine di A Biden non serve la correttezza politica

Foto di Evan Vucci / Ap <br />

Ora non esageriamo. Va bene Lady Gaga, il concertone, la passeggiata, la poetessa afro toccante (come si dice), tutto bene, benissimo, ogni solennità ha la sua cifra stilistica e siamo usciti dal delirio dell’American carnage e dell’America first!, ma a quanto mi dice una cara amica c’è anche la cara Botteri che definisce l’europeismo di Biden come il prodotto della frequentazione di sant’Agostino e una signora che rivendica il tessuto-non-tessuto di plastica fine di cui sono fatti i guantini di Bernie Sanders. Io sono un patito della retorica americana illuminata, quella della collina e della libertà nel e per il mondo, l’ho abbracciata da anticomunista liberal (ooops!) con la stessa o forse con una passione superiore a quella per la Russia sovietica, ma come diceva Totò “ogni limite ha la sua pazienza”. Nel consueto bagno di opportunismo sbilenco, pagine e pagine di giornali italiani da subito suggestionati da Trump e dal trumpismo hanno ora celebrato il ritrovamento dei valori a stelle e strisce e la riconciliazione nel paese magistrale della democrazia liberale, vabbè, todos caballeros, però la celebrazione romantica e hillbilly del burino dell’America profonda rappresentato e difeso come forgotten man da quel cialtrone vestito del suo parrucchino, che voleva riscattare col populismo narciso la classe media tradita dalle élite, io me la ricordo. E non vorrei che adesso dimenticassimo, in quest’aura di sogno ritrovato, i fondamentali di un incubo politico che ha avvilito un pezzo della nostra vita. L’eredità di otto anni di una presidenza glamour, attenta e consapevole, competente e dai riflessi sicuri e molto lenti, la presidenza Obama, si chiama The Donald, Mar-a-Lago e bellurie varie. Si chiama Bannon al potere (breve incontro), e Giuliani e Manafort e una manica di generali e faccendieri felloni che con la solita scusa di consolare i poveri hanno arricchito i ricchi e mandato al diavolo il sistema costituzionale delle libertà quasi perfette.
Biden avrà presumibilmente quattro anni e solo quattro anni per fare qualcosa, e c’è da sperare che non ci si limiti al mito celebrativo della civiltà politica ritrovata, c’è da sperare in più riflessione politica e meno Lady Gaga. Il turbinio di donne, indiani, afro, trans e altre diversity al potere è una boccata d’aria fresca in un ambiente intossicato dal suprematismo bianco, poi però alla bestia di un paese incurvato sotto il peso della divisione, dell’incomprensione e dell’ignoranza bisognerà dar da mangiare altro che non sia aria pura.
Quelli che Berlusconi era una vergogna per il mondo, le élite non prive di insana arroganza, dopo che gli è scoppiata la vergogna vera in casa dovrebbero mostrare più consapevolezza del reale, dei compiti da far tremare le vene dei polsi posti davanti a loro.
Noi nevertrumper di parte liberalconservatrice sentiamo come allarmante il clima festaiolo e light, sappiamo che il trumpismo patriottico dei Proud Boys e di altri mezzi delinquenti assalitori di parlamenti non sopravviverà al deliquio degli ultimi giorni di Pompei, ma se le classi dirigenti liberal e radical pensano di risolvere i problemi con una nuova iniezione di correttezza politica e culturale, stiamo freschi. Non tutto si risolve con i green plan, l’accoglienza, la diversità e il multiculti, con i viavai del busto di Churchill, cosa autentica che parla di storia autentica e dovrebbe restare dove l’ha rimessa per boria The Donald, l’economia non si cura con la mascherina e il tutto stato, speriamo che ci pensi Janet Yellen, e in politica estera multilateralismo e senso della mediazione sono benvenuti, però con una speciale attenzione a non credere che leading from behind sia una soluzione, l’ultima volta che Obama ci provò arrivò una feroce e livorosa bestia di proscenio a fare della leadership di ostentazione e burla agli occhi del mondo.