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Ma avete presente Assange?
L’equivoco nauseante su un feticcio dei superficiali (che fanno festa)
di
5 JAN 21
Ultimo aggiornamento: 05:00 AM

L’esultanza fuori dal tribunale londinese (AP Photo/Frank Augstein) <br />
C’è stata festa fuori dal tribunale inglese che ieri, a sorpresa, ha deciso che Julian Assange non deve essere estradato negli Stati Uniti. Il giudice Vanessa Baraitser ha preso questa decisione sulla base della perizia psichiatrica consegnatele a dicembre: da quando è nella prigione di Belmarsh, a sudest di Londra, Assange è diventato depresso e ha manifestato l’intenzione di suicidarsi. Secondo la Baraitser l’estradizione sarebbe stata “un’oppressione” ulteriore e forse fatale, quindi ha deciso di non concederla.
Gli Stati Uniti hanno due settimane per fare ricorso e con tutta probabilità lo faranno: Assange deve rispondere, secondo la legge americana, di 18 capi di imputazione di cui 17 ricadono sotto l’Espionage Act e che hanno a che fare con la violazione dei segreti militari attraverso Wikileaks che ha messo a repentaglio la vita di informatori e di collaboratori americani in molte parti del mondo, soprattutto nelle zone di guerra.
L’esultanza fuori dal tribunale londinese mostra da che parte sta l’opinione pubblica: Assange è una vittima, e in queste sue vicende giudiziarie si vede come le più grandi democrazie del mondo violano i diritti umani. Eppure Assange è un cortocircuito vivente per i benpensanti che lo vedono come un eroe della trasparenza.
Secondo la magistratura in Svezia ha tentato di avere rapporti sessuali non protetti con una donna contro la sua volontà — in tempi di #metoo sarebbe un’accusa distruttiva per chiunque, o quasi. Ha sostenuto che le mail rubate al Partito democratico e diffuse da Wikileaks per danneggiare Hillary Clinton nella campagna per le presidenziali del 2016 fossero arrivate da un giovane aiutante democratico che poi era morto — e invece erano state rubate dai servizi segreti russi. In questo modo contribuì all’onda di liquame delle teorie complottistiche dei trumpiani. Quando gli chiesero di censurare i nomi degli afghani che aiutavano nelle lotta contro i talebani (i fanatici, tanto per ricordare, che spararono in testa a Malala Yousafzai perché voleva andare a scuola) altrimenti rischiavano la morte disse: “Sono informatori, se lo meritano”. Siamo in zona nausea, non in zona eroismo.