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La spy story contro Jeff Bezos

Il ricatto contro il presidente di Amazon è una storiaccia alla Corona oppure un’operazione di killeraggio politico?

8 Febbraio 2019 alle 20:36

Le foto nude di Jeff Bezos sono diventate un intrigo internazionale

Il numero uno di Amazon, Jeff Bezos (Foto LaPresse)

New York. Da giovedì sera, da quando Jeff Bezos ha rivelato il ricatto tentato contro di lui dal tabloid National Enquirer, ci sono alcuni punti chiari e altri no. I punti chiari sono che la America Media Inc che possiede il tabloid e alcune foto nude di Bezos non può pretendere di sfidare il proprietario di Amazon, che vale circa duecentocinquanta volte tanto e che ha a disposizione una fortuna personale superiore ai cento miliardi di dollari e un apparato di sicurezza di prim’ordine. E infatti è finita in disastro per i ricattatori. Il secondo punto chiaro, perché lo spiega Bezos, è che i suoi avvocati ora sono pronti a fulminare chiunque faccia circolare le sue foto di nudo e che se succedesse allora agli occhi di tutti (anche dei giudici) i responsabili sarebbero quelli del National Enquirer.

 

Il terzo punto chiaro è che Bezos aveva condiviso quelle foto di nudo con la sua amante, quindi non pensa che siano brutte e non è così traumatizzato al pensiero che possano davvero uscire. È uno degli imprenditori più ricchi del mondo, probabilmente riceverà ancora molti inviti alle feste e molti biglietti di auguri a Natale. Il punto oscuro che in questo momento monopolizza le conversazioni è: si tratta soltanto di una vicenda di gossip oppure è stata un’operazione di killeraggio politico (e il Washington Post controllato da Bezos titolava proprio così venerdì mattina) contro un uomo che è odiato dall’Amministrazione Trump?

 

Un giornalista del Washington Post, Manuel Roig-Franzia, oggi ha intervistato il capo della sicurezza di Amazon, Gavin de Becker, che è lo specialista a cui Bezos il 10 gennaio scorso ha affidato la missione di scoprire come il National Enquirer era venuto in possesso di alcuni suoi messaggi personali spediti via telefono alla sua amante Lauren Sánchez. Una risposta di De Becker è molto interessante: “Non pensiamo che abbiano hackerato il telefono di Bezos – ha detto – pensiamo che sia possibile che un’agenzia del governo abbia intercettato i suoi messaggi”. Ora, quale agenzia di quale governo avrebbe intercettato i messaggi del capo di Amazon per passarli a un tabloid amico di Trump che ha poi confezionato uno scoop perfido contro Bezos che è un nemico di Trump? Fiato sospeso generale. A questo punto non ci sono più certezze, soltanto speculazioni. La National security agency, l’agenzia di spionaggio americana che si occupa delle intercettazioni, ha di sicuro le capacità per fare quel lavoro.

 

Proprio oggi il New York Times ha svelato che l’intelligence americana ha trovato la prova che il principe erede al trono saudita Mohammed bin Salman voleva morto un editorialista del Washington Post (che poi è stato ucciso e l’assassinio ha aperto un duello tra il giornale e i sauditi) e questa prova l’ha scoperta riascoltando una conversazione al telefono del principe fatta nel 2017, perché l’agenzia aveva intercettato, registrato e conservato tutte le conversazioni del principe.

 

Tuttavia nel caso di Bezos ci sono ostacoli legali, è un cittadino americano e la Nsa può fare questo genere di lavori soltanto se ci sono ragioni di sicurezza nazionali, non per ripescare foto di uomini nudi. Allora chi ha queste capacità? La denuncia di Bezos allude a un ruolo dei sauditi da qualche parte in questa storia, ma non c’è nulla di certo. Si sa che i regni del Golfo, che hanno molto denaro e poca tecnologia, hanno assoldato molti esperti americani e israeliani per fare questo genere di intercettazioni contro i dissidenti. Tutto fumo per ora. Tuttavia trattare questa rivelazione come una storia alla Fabrizio Corona potrebbe essere riduttivo.

Daniele Raineri

Daniele Raineri

Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione.

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