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Il piano Guaidó, iniziato sui social, può arrivare lontano. Parla Otero

Il direttore di El Nacional, ex chavista in esilio a Madrid, ci dice che “la posizione dell’Italia sul Venezuela è vergognosa”

8 Febbraio 2019 alle 11:07

Il piano Guaidó, iniziato sui social, può arrivare lontano. Parla Otero

"La mobilitazione a favore di Guaidò è avvenuta attraverso i social. La gente si informa su Instagram, Twitter, Facebook e catene di WhatsApp", ha detto Otero (Foto LaPresse)

Roma. Miguel Henrique Otero è spesso definito come il giornalista più perseguitato del Venezuela, ma lui si schernisce. “Non sono che tra i tanti perseguitati dal governo”. Direttore e presidente del quotidiano El Nacional, già vicepresidente dell'associazione della stampa venezuelana e dirigente di quelle interamericane dei giornalisti e degli editori, pioniere nell'uso di nuove tecnologie nel giornalismo, è in esilio a Madrid dal 2015. “Avevamo ripubblicato una nota uscita sull'Abc di Madrid in cui si riferiva che un Procuratore Federale dello stato di New York aveva aperto un’indagine per narcotraffico a Diosdado Cabello”, racconta. E il numero due del regime allora querelò il giornale per diffamazione. “Non ha querelato Abc: ha querelato El Nacional e altri giornali venezuelani che avevano riportato la notizia. In Venezuela non c’è giustizia indipendente, ma i giudici obbediscono all’esecutivo. Avevano preso misure cautelari che avrebbero potuto comportare il carcere, mi trovavo all’estero, e sono rimasto all’estero”.

 

E nel frattempo El Nacional ha chiuso per mancanza di carta. “Il governo ha obbligato tutti i giornali indipendenti a chiudere semplicemente negando loro la carta. Allora tutto è dovuto passare su piattaforma web, ma loro cercano di bloccare anche le piattaforme web”. El Nacional era uno dei giornali più importanti del Venezuela: “Ce ne erano tre importanti. El Universal e Ultimas Noticias sono stati comprati, ovviamente col denaro pubblico. Si erano offerti di comprare, ma abbiamo detto di no. Così ci hanno punito.

 

Miguel Henrique Otero, il direttore e presidente del quotidiano El Nacional, che dal 2015 vive in esilio a Madrid 


 

In Venezuela oggi il giornalismo indipendente non esiste più. In radio e televisione non c’è libertà di espressione per via di una legge talmente punitiva che, ad esempio, al solo menzionare il nome di Guaidó si rischia la chiusura. Ai giornali viene negata la carta. Le piattaforme web vengono bloccate, e comunque la connessione è faticosissima”. Eppure la gente è scesa in piazza lo stesso. “Dieci milioni di persone, almeno! Una cosa incredibile. È stato fatto tutto attraverso i social. La gente si informa su Instagram, Twitter, Facebook e catene di WhatsApp. Senza stampa, senza televisione e senza radio, Guaidó è riuscito lo stesso a mobilitare dieci milioni di persone”. Un fenomeno da studiare anche dal punto di vista sociologico? “Certamente! Juan Guaidó è un grande fenomeno. Fino a un mese fa nessuno lo conosceva”.

  

Otero viene da una stirpe di sinistra, e addirittura all’inizio era a favore di Chávez. “Quando vinse le elezioni, secondo le prime inchieste l’85 per cento della popolazione stava con Chávez ”, ci spiega. Anche lei? “Ma certo! Proprio come l’85 per cento dei venezuelani. Chávez allora sosteneva la terza via di Blair. Non parlava né di comunismo, né di statalizzazioni”. E El Nacional lo sosteneva? “Diciamo che non stava contro. Ma già dopo due anni Chávez aveva gettato la maschera”.

 

Ieri, mentre a Montevideo si è riunito il gruppo di contatto e Maduro ha impedito l’ingresso agli aiuti umanitari, Guaidó in un’intervista a Sky Tg24 ha fatto appello al Papa affinché possa collaborare “per la fine dell’usurpazione, per un governo di transizione, e per portare a elezioni veramente libere in Venezuela”. “La verità è che nessuno sa come andrà a finire”, continua Otero. “Guaidó ha un piano: innanzitutto l'uscita di Maduro e poi la transizione con le elezioni. C’è la proposta di legge di amnistia per i chavisti e di aiuto umanitario, che il governo sta rifiutando. Guaidó in questo momento ha con sé la legalità ma non ha il potere. E il regime è sostenuto da un Asse del Male che va da Cuba all’Iran passando per Farc, Eln, Hezbollah e Narcos”. E c’è questa posizione italiana di cui molti italiani si vergognano, e in particolare si vergognano gli italo-venezuelani. “È una posizione vergognosa. Ma più o meno coincide con la posizione del Vaticano e delle Nazioni Unite”, conclude Miguel Henrique Otero.

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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