La Lettonia sul bivio
Partiti russofoni, ansie atlantiste e le tentazioni elettorali che conosciamo bene
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5 OCT 18

Gli aerei della squadriglia acrobatica "Le api del Baltico" sorvolano il centro di Riga per l'816esimo compleanno della città (foto LaPresse)
Oggi in Lettonia si vota per eleggere il nuovo Parlamento e anche queste elezioni saranno una lotta tra europeisti ed euroscettici. Tra atlantisti e filorussi. Tanti i partiti che si sono presentati, due le coalizioni che potrebbero prendere forma, una guarda a ovest e l’altra a est. C’è un partito russofono che si chiama Armonia. E’ il più votato, ma non riesce mai a formare un governo, gli mancano alleati. Ma dal 2016 è apparso un altro gruppo, il Kpv – Kam Pieder Valsts? in italiano: “A chi appartiene lo stato?” –, che ha come leader un attore molto loquace che dice di voler sfidare l’ipocrisia delle élite. E’ il terzo partito, piace ai giovani e ai giovanissimi e ha dei legami molto stretti con un oligarca vicino a Putin. Insieme Armonia e Kpv non raggiungerebbero il 51 per cento dei seggi necessari alla maggioranza. E qui entra in gioco il partito – senza ideologia – dei Verdi.
Saranno loro a stabilire gli equilibri nel futuro Parlamento lettone, ma sono molto divisi. Il partito è legato al sindaco della città marittima di Ventspils, spesso descritto come un oligarca propenso a un’alleanza con Armonia. Ma nel partito c’è anche un’ala moderata, che potrebbe preferire un’alleanza con altri gruppi: nazionalisti, conservatori o liberali.
Dal 1991 la Lettonia è sempre stata attaccata al versante occidentale, ma questa volta le cose potrebbero cambiare. Tutto dipende dai Verdi. Sceglieranno di rimanere in una coalizione simile a quella ora al governo, con altri partiti nazionalisti e liberali, oppure, ispirati dalla nuova aria europea, sceglieranno di iniziare la Lettonia a una nuova èra dal sapore antico, in coalizione con Armonia e Kpv? Esiste anche una terza opzione, à la polacca. Verdi, Kpv e nazionalisti. Russofoba, ma di ispirazione democraticamente illiberale.