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Trump sceglie Brett Kavanaugh per la Corte suprema

La nomina per il post Kennedy consolida la maggioranza conservatrice, ma la rivoluzione su aborto e matrimonio gay è una fantasia. Tutti i temi sui cui si giocherà realisticamente la nuova culture war

Mattia Ferraresi

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ferraresi@ilfoglio.it

10 Luglio 2018 alle 07:50

Trump sceglie Brett Kavanaugh per la Corte suprema

Il palazzo della Corte suprema americana

Donald Trump ha annunciato ieri sera in prime time il nome del successore di Anthony Kennedy alla Corte suprema: si tratta di Brett Kavanaugh, giudice della Corte d’appello del distretto di Columbia. Se verrà confermato dal Senato, consoliderà la maggioranza conservatrice dopo il pensionamento dello “swing vote”, che lascerà il suo incarico a fine mese. Il presidente ha pescato la nomina all’interno di una rosa di candidati sulla quale “non ci si poteva sbagliare”, come ha detto alla vigilia dell’annuncio, segno che il nome prescelto fra i quattro arrivati all’ultima fase della selezione rappresenta soltanto una variazione sullo spartito della scuola originalista cara alla tradizione dei conservatori americani. Tutti i profili selezionati condividevano un certo orientamento che permette di ipotizzare gli ambiti sui quali una corte a maggioranza conservatrice, e senza l’opinione oscillante di Kennedy, potrà realisticamente intervenire. Si procede per esclusione.

 

Fra le questioni su cui è altamente improbabile che metta mano c’è la più citata e cavalcata dagli avversari di Trump: l’aborto. Il rovesciamento della Roe v. Wade che nel 1973 ha legalizzato l’interruzione di gravidanza è il fantasma più evocato dalla sinistra a corto di numeri per fare ostruzionismo. Il leader dei senatore democratici, Chuck Schumer, è alla testa di una battaglia politica che prescinde dal profilo del candidato: “Chiunque scelga il presidente, è altamente probabile che abroghi le protezioni dell’Omabacare e le sentenze sul diritto di abortire. Non abbiamo bisogno di indovinare”. Jeffrey Toobin, analista della Cnn, ha categoricamente dichiarato che “nel giro di diciotto mesi l’aborto sarà illegale in venti stati”, gli attivisti pro-choice hanno spedito a casa delle senatrici repubblicane più tentate dall’opposizione degli appendiabiti per ricordare i mezzi ai quali si ricorre quando l’aborto diventa un fatto clandestino. E’ un film visto molte volte. Il terrore dell’abolizione della Roe. v. Wade è stato suscitato ogni volta che è subentrata una toga conservatrice a partire dal 1987, quando è stato nominato Kennedy, poi curiosamente diventato l’idolo dei liberal. E’ stata riproposta nel 1990, nel 1991, nel 2015 e nel 2017, e nel frattempo alla corte sono arrivati casi che avrebbero permesso di rivedere quella storica sentenza, ma le decisioni sono piuttosto andate nel senso di una conferma del diritto ad abortire. Fra i giudici conservatori in carica soltanto Clarence Thomas ha segnalato la sua esplicita opposizione alla Roe v. Wade e una pletora di decisioni giudiziarie aggiuntive ha incastonato la norma nella costituzione materiale del paese. Discorso simile, anche se per ragioni diverse, vale anche per il matrimonio gay, le cui possibilità di annullamento o limitazione anche in una corte blindata a destra dalle nomine trumpiane sono prossime allo zero.

 

La Corte che verrà potrà invece realisticamente intervenire su altri punti contesi nel dibattito pubblico. Innanzitutto, l’estensione del Primo emendamento dove questo entra in conflitto sulla rivoluzione sessuale. Il caso del pasticcere che si rifiuta di fare una torta nuziale per persone dello stesso sesso potrebbe diventare l’apripista di sentenze che proteggono la libertà religiosa e di coscienza; la Corte rimpinguata da Trump potrà poi consolidare il diritto a portare le armi da fuoco garantito dal Secondo emendamento, diluire il sistema di quote etniche previste dalle leggi sull’affirmative action, rafforzare il sistema di diritti civili e libertà personali di fronti agli abusi della polizia e altre agenzie governative e contrastare la crescita del potere esecutivo, due classiche tendenze della scuola originalista in contrasto con i cliché sulla destra togata tutta law and order. La Corte suprema rinnovata da Trump potrà combattere la sua battaglia giuridica, culturale e politica, ma sarà diversa da quella di cui parlano con terrore i critici del presidente.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    10 Luglio 2018 - 18:06

    Ma l'aborto in sé ossia voler uccidere nell'utero materno una nuova, misteriosa ed ancora sconosciuta persona per impedirgli di nascere secondo natura e secondo natura di vivere la vita come la madre e il padre e come tutti noi persone viventi, possibile mai che prima di costituire problema giuridico o problema politico non interpelli la coscienza umana, la consapevolezza che si uccide volontariamente una vita umana che già è vita umana? Qual è il primato della Civiltà? Qual è la pietra fondante dei Diritti umani? E comunque: se si stabilisce che è lecito interrompere una vita umana SOLO perché quella non è capace di ribellarsi, difendersi e far valere il suo diritto a vivere, chi e che cosa potrà impedire ad un qualsiasi potere superiore alle forze di ciascuna persona vivente di sopprimere qualsiasi persona vivente? Davvero si deve gioire che non si tocchi il "diritto all'aborto"? Se si, in nome di che cosa, che valga e superi il prezzo della scelta di uccidere una persona?

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    • Carlo A. Rossi

      10 Luglio 2018 - 20:08

      Carissimo, non poteva esprimere meglio la questione. Davvero. Io penso seriamente che una società, che consideri il diritto all'aborto come una delle più grandi conquiste sociali, sia una società degenerata. Almeno, si abbia il coraggio di considerarlo, nella migliore delle ipotesi, un male necessario (la clandestinità sarebbe peggiore). E a tutti i grandi pensatori che hanno questo e l'articolo collegato (a parte bergamaski e adebenedetti): sembra che il fatto che un giudice sia cattolico costituisca un difetto. Ci sono in Italia associazioni di giudici di sinistra, eppure non sembra che questo sia considerato un impedimento alla loro capacità di emettere sentenze e fare giurisprudenza. Invece, essere cattolico (o ebreo) credente (non un ossesso fanatico), ma guarda un po', è sempre un problema. Lo scrivo con onestà: la sinistra se la merita tutta l'invasione di maomettani (con sharia al seguito), come auspicava quel minus habens di Virzì un mese fa su questa testata.

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  • adebenedetti

    10 Luglio 2018 - 15:03

    Questo articolo non e` male e ha il merito di non essere fazioso I commenti ricevuti sono frutto di pregiudizio o di ignoranza abissale.

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    • carlo schieppati

      10 Luglio 2018 - 16:04

      Perchè, scusi? Almeno per quello che mi riguarda segnalavo la consonanza tra gli oppositori alla nomina della Barrett con le posizioni di Antonio Spadaro così come espresse nel famoso (?) pezzo sugli "ecumenisti dell'odio" (che fa il nesci, eccellenza, o non l'ha letto?). Per quanto l' "abissale ignoranza" bè, questo devo proprio riconoscerla anzi, è l'unica cosa che so: unum scio, me nihil scire.

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  • carlo schieppati

    10 Luglio 2018 - 09:09

    Meno male che è stata sventata l'immane sciagura della nomina di Amy Coney Barrett, una "ecumenista dell'odio" per giunta cattolica, con la quale si rischiava "la possibilità di influire nella sfera politica, parlamentare, giuridica ed educativa". Una che si è permessa di avere sette figli, di cui due adottati. Festa grande alla redazione de La Civiltà Cattolica. Nonostante Trump l'America può ancora sperare.

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    • Bacos50

      10 Luglio 2018 - 09:09

      Per nostra fortuna almeno in Europa bigotti e cattolici sono da tempo ininfluenti. Negli Stati Uniti si sa che l’ipocrisia la fa da padrona e la maggior parte dei cittadini sono bacchettoni e puritani

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  • branzanti

    10 Luglio 2018 - 08:08

    Il panorama è piuttosto agghiacciante, ma almeno gli Usa eviteranno la "gentile" signora (piotost che gnit l'è mei piotost si dice dalle mie parti). Una sola osservazione : che il nuovo giudice possa essere contro gli abusi della polizia, specie a sfondo razziale, non riuscirete a farmelo credere in alcun modo.

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    • Skybolt

      10 Luglio 2018 - 10:10

      Egregio, lei ragiona da europeo... gli originalisti non sono fascisti, e nemmeno statalisti.

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      • branzanti

        10 Luglio 2018 - 12:12

        Gentilissimo Lei ha ragione io ragiono da europeo, rilevo però che gli originalisti si attengono ad un testo redatto dduecentotrentuno anni fa (io ritengo vecchia e per nulla la più bella la nostra Costituzione che ha compiuto i 70) e pensato per i proprietari terrieri bianchi (quelli dotati di inalienabili diritti nella Dichiarazione).e quindi è vero che non possono, in senso stretto essere definiti "fascisti". Vista la loro posizione favorevole alle oligarchie un aggettivo adatto potrebbe essere "neofeudali".

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