EFFETTO DOMINO
I candidati scelti da Trump hanno perso male
Le scelte di Trump hanno pesato sulla sconfitta dei repubblicani alle elezioni di metà mandato. Dalla Carolina del Sud al Texas, i candidati sostenuti dal presidente hanno perso seggi decisivi, pagando l’inesperienza, gli scandali e la fedeltà cieca alla Casa Bianca

(Foto Getty)
Donald Trump si è affrettato a scrivere su Truth, il social di sua proprietà, che non aveva alcuna responsabilità nella vittoria a valanga dei democratici che stava avvenendo durante la notte, e anzi che se fosse stato lui il candidato avrebbe comunque stravinto. Eppure queste elezioni di metà mandato sono segnate anche da errori della Casa bianca nel processo di selezione dei candidati repubblicani che hanno conteso i vari seggi. Le persone scelte direttamente da Trump, infatti, nelle contese chiave hanno perso senza appello: il presidente ha premiato la fedeltà a lui stesso, a discapito dei risultati elettorali.
In Carolina del Sud, dopo la morte improvvisa del senatore Lindsey Graham, che aveva già vinto le sue primarie ed era accreditato di una facile rielezione, Trump ha personalmente scelto per sostituirlo la sorella di lui, Darline Graham, senza nessuna esperienza politica precedente. Inizialmente sembrava che sarebbe stato un incarico ad interim, giusto per i pochi mesi che restavano alla fine del mandato, ma dopo pochi giorni ha reso chiaro che l’avrebbe sostenuta anche per ottenere un mandato pieno. Graham ha faticato alle primarie repubblicane: nonostante il supporto granitico del presidente, che ha fatto un comizio con lei, non è riuscita a evitare il ballottaggio contro il deputato Ralph Norman. La sua inesperienza è stata un fattore della campagna: nel dibattito delle primarie contro Norman, a una domanda sulle politiche degli Stati Uniti nei confronti di Taiwan, Graham ha detto di “non essere così informata sulla sicurezza nazionale”.
Nonostante questo, Trump non l’ha abbandonata e nella campagna contro la democratica Annie Andrews, che ha poi vinto un seggio che i democratici non vincevano dal 1998, ha fatto tre comizi in suo favore; Graham ha ricambiato evitando di attaccare le politiche del presidente che più stavano danneggiando i repubblicani in campagna elettorale, anzi dichiarando che credeva fermamente nei dazi e nella guerra con l’Iran. Andrews ha definito Graham “non seria e non qualificata”, ha affermato che una corsa per il Senato “non è un’incoronazione” e ha fatto campagna proprio sul costo della vita e sulla guerra in Iran, che ha definito “illegale”. Il risultato è stata una vittoria insperata per i democratici.
Un altro candidato che non ha abbandonato Trump, evitando di criticarlo fino alla fine, è Michael Whatley, che correva in Carolina del Nord contro il popolare ex governatore democratico Roy Cooper. Trump lo ha scelto personalmente, dopo che ha guidato il Comitato nazionale repubblicano tra il 2024 e il 2025, e ha fatto comizi con lui ma non è mai riuscito a renderlo una figura con chance di vittoria. Si è notato dalle donazioni: i repubblicani, che a livello nazionale avevano una capacità di spesa molto più alta dei democratici, hanno molto precocemente abbandonato la Carolina del Nord, dove Cooper nell’ultimo mese è stato accreditato anche di 15 punti di vantaggio (sono stati quasi 20 allo scrutinio finale), per dirottare i fondi sul Kansas. Whatley non è mai stato in partita, ma nonostante questo non ha mai provato ad abbandonare le posizioni del presidente: se Cooper ha basato tutta la sua campagna sul costo della vita, al grido di “Make stuff cost less” (fate sì che le cose costino meno), Whatley ha preferito evitare del tutto l’argomento, basando la sua campagna sul crimine, definito da lui stesso “il problema numero uno degli elettori”.
Infine, il più grande errore del presidente è avvenuto probabilmente nella scelta del candidato in Texas. Trump ha infatti dato il suo sostegno, dopo essersi fatto attendere a lungo, all’ex procuratore generale Ken Paxton, che ha così sconfitto alle primarie il senatore uscente John Cornyn, in carica dal 2002. Paxton ha da subito evidenziato gravi problemi nella raccolta fondi, tanto che è dovuto intervenire in suo soccorso Elon Musk, che ha speso 168 milioni di dollari nella campagna per regalargli un vantaggio economico consistente contro il suo avversario, il deputato statale ex seminarista James Talarico. Inoltre, la figura di Paxton era costellata da scandali, tra cui un tentativo di impeachment per corruzione e abuso d’ufficio mossogli dai membri del suo stesso partito: due terzi degli elettori hanno affermato che Paxton non avrebbe il carattere per fare il senatore, e nonostante abbia passato la campagna a dipingere Talarico come un candidato estremista, solo la metà degli elettori era d’accordo. Una scelta sbagliata, che ha regalato ai democratici un seggio che non vincevano dal 1988. Anche se Trump ha passato la notte a discolparsi, sulla mappa degli Stati Uniti sono presenti le tracce delle sue scelte errate.