EDITORIALI
Le classi pollaio sono quelle dei prof
Le proteste contro i tagli alla scuola ignorano il calo demografico. Secondo la Fondazione Agnelli, la riduzione degli alunni porterà alla scomparsa di circa 40 mila classi entro il 2030

(Foto Getty)
Con un ritardo di almeno tre anni (l’allarme sulla stretta demografica delle cattedre l’aveva lanciato nel 2023 il ministro Valditara, corroborato da un’inchiesta di Tuttoscuola in cui si conteggiavano 2.600 istituti già chiusi nel decennio precedente, e inoltre i report della Fondazione Agnelli sono costanti da tempo) la Rete degli studenti in sciopero è riuscita a non capire neppure stavolta il senso delle cose: “Migliaia di studenti si sono mobilitati per chiedere una scuola pubblica più finanziata. La risposta del governo è invece quella di tagliare 7.000 posti”. A ricasco, i sindacati e l’opposizione: compatti nel denunciare i presunti tagli selvaggi della legge di Bilancio. Non è così, basterebbe leggere i numeri della demografia, che da oltre un decennio indicano la strutturale diminuzione degli alunni – il fenomeno si sente ormai in ogni ordine di scuole – e il conseguente esubero di sempre più insegnanti. I settemila tagli, di cui cinquemila docenti, sono in pratica un semplice mancato rimpiazzo del turnover. E il motivo è chiaro: ci sono meno classi in cui insegnare (spoiler: tra un po’ ci saranno anche edifici vuoti sul cui futuro rifletere).
Come ha spiegato a il presidente della Fondazione Agnelli Andrea Gavosto dal 2025 al 2030 la riduzione dei giovani in età scolare (3-18 anni) sarà di 796 mila unità, meno 10 per cento: “Circa 40 mila classi in meno, il che corrisponde di fatto a 70 mila docenti in meno… che fa più o meno 11 mila all’anno, spalmati su 5 anni. Quindi paradossalmente la riduzione dei docenti dovrebbe essere addirittura doppia della legge di Bilancio”. I sindacati dicono che si dovrebbero fare classi più piccole, in modo da spalmare gli esuberi. Ma, a parte che le “classi pollaio” esistono solo nella cattiva pubblicistica, andrebbe notato, come spiegano gli analisti, negli ultimi dieci anni, nonostante il calo di alunni, i docenti sono aumentati di 142 mila (124 mila di sostegno, a proposito di inclusione). E’ necessario ripensare la scuola per l’Italia che verrà, non scendere in piazza per rivendicare il posto fisso.