EDITORIALI
Il 9 novembre Novaya Gazeta lascerà la storica sede a Mosca e spegnerà i server
Dopo l’invasione dell’Ucraina, la repressione si era intensificata: censura, perquisizioni, arresti, revoca della licenza, fino al blocco delle donazioni dei lettori in quanto agente straniero. Ormai non restava che il samizdat, l’autopubblicazione clandestina dei tempi sovietici, con una tiratura inferiore alle mille copie mensili
31 OTT 26

Dmitrij Andreevič Muratov (Foto Getty)
"Ci hanno uccisi”. Con queste parole Dmitri Muratov, premio Nobel per la Pace nel 2021, ha annunciato la fine di Novaya Gazeta, il giornale indipendente che per oltre trent’anni ha raccontato la Russia, sfidando il potere. Il 9 novembre la redazione spegnerà i server e abbandonerà la storica sede di Mosca, in vicolo Potapovskij. Fondata nel 1993, anche grazie al sostegno di Michail Gorbaciov, Novaya Gazeta era sopravvissuta alla progressiva involuzione autoritaria del regime putiniano. Aveva continuato a denunciare la corruzione, le violazioni dei diritti umani, le guerre in Cecenia. Aveva pagato un prezzo altissimo: sei giornalisti assassinati, tra cui Anna Politkovskaja, uccisa proprio vent’anni fa, nell’ottobre del 2006. Dopo l’invasione dell’Ucraina, la repressione si era intensificata: censura, perquisizioni, arresti, revoca della licenza, fino al blocco delle donazioni dei lettori in quanto agente straniero. Ormai non restava che il samizdat, l’autopubblicazione clandestina dei tempi sovietici, con una tiratura inferiore alle mille copie mensili. Molti giornalisti hanno scelto l’esilio, dando vita a Novaya Gazeta Europe, che continua dall’estero il lavoro della redazione originaria. Altri sono rimasti in Russia, Muratov incluso, rifiutando di abbandonare quello spazio sempre più angusto di dissenso. Insieme ad Aleksej Venediktov, storico direttore della radio Echo Moskvy e altra voce della stagione della perestrojka, Muratov continua a battersi per la liberazione dei prigionieri politici. Una testimonianza di resistenza civile che il regime ha per ora interesse a non cancellare. In attesa di riaprire forse in altra sede e sotto una forma diversa, Novaya Gazeta chiude i battenti. Si spegne un altro pezzo della Russia che avrebbe potuto essere, e che il regime ha scelto di non tollerare più.