EDITORIALI
Lo sciopero generale indetto per oggi è il manifesto del narcisismo landiniano
Landini punta sugli scioperi e sulle manifestazioni di piazza per segnare l’ultima fase della sua segreteria e condizionare la successione alla guida della Cgil. Ma le federazioni di categoria cercano accordi con le imprese, mentre Cisl e Uil prendono le distanze dalla linea confederale
30 OTT 26

(Foto Getty)
Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, ha convocato il suo comizio del venerdì, chiamandolo sciopero generale (ma i dati delle assenze dal lavoro saranno probabilmente tali da sconfessare l’aggettivo, almeno se avranno lo stesso andamento registrato nelle precedenti occasioni analoghe). Ormai pare evidente che Landini vuole caratterizzare l’ultima stagione della sua segreteria con questi raduni di piazza, con l’obiettivo di condizionare in questo modo la scelta del suo successore e il posizionamento della Cgil, o almeno della sua struttura confederale, visto che invece le federazioni di categoria cercano intese unitarie con gli altri sindacati per risolvere le vertenze contrattuali, che hanno portato a una fase più densa di accordi che di agitazioni. In realtà, la situazione critica dell’economia e le spinte inflattive originate soprattutto da cause esterne consiglierebbero di cercare soluzioni parziali con le controparti imprenditoriali che vivono problemi simili a quelli dei loro dipendenti, e su questa strada si è avviata la Cisl, con un atteggiamento di attenzione anche da parte della Uil, che invece un anno fa fiancheggiava le manifestazioni della Cgil.
Questa differenziazione tra i diversi livelli di quello che resta il maggior sindacato italiano è in sostanza un fallimento della segreteria confederale, che dovrebbe assicurare la coesione dell’organizzazione, pur nelle naturali articolazioni di settore e di territorio. Su questo tema, però, non c’è discussione interna perché prevale l’attesa del ricambio imminente. L’unico aspetto positivo è stato il carattere pacifico delle manifestazioni indette dalla Cgil, e c’è da sperare che anche in questa occasione l’efficienza tradizionale del servizio d’ordine garantisca la non violenza delle iniziative “sindacali”. Sulle motivazioni addotte per lo sciopero, carovita, manovra antipopolare, spesa “militare”, non c’è molto da dire, se non che sono sempre le stesse e, come sempre, non sono accompagnate dall’esposizione di alternative ragionevoli, ma questo servirebbe in una trattativa o in una vertenza, mentre è superfluo per un comizio.