Un giurì a favore di La Russa. Ponzani e la storia piegata alla politica

Poiché La Russa fu assolto da ogni responsabilità per quel fatto, è evidente che evocare il suo ruolo collegandolo a un omicidio di un agente non è svolgere lavoro storico e scientifico. Le parole di Ponzani sono un giudizio politico, o peggio una torsione politica di un fatto storico

27 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 18:33
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(Foto Ansa)

Partiamo dal condivisibile punto di vista espresso da Valter Vecellio su Huffpost, che ha invitato Ignazio La Russa a non querelare la storica Michela Ponzani: “La querela è strumento delicato, andrebbe maneggiata con cura”, soprattutto da parte della seconda carica dello Stato. “Avrei fatto ricorso a un giurì d’onore”, dice Vecellio. Giusto, anche se non si comprende perché, nel caso La Russa vincesse la querela, ci sarebbe il “sospetto” che “il presidente del Senato è più ‘uguale’ di altri”. Detto questo, è difficile anche ignorare le ragioni di La Russa. Ponzani in tv aveva detto: “Io credo che se nel 1973, 12 aprile 1973, fosse stato approvato un decreto sicurezza come quello che viene discusso e approvato oggi, probabilmente, noi oggi non avremmo un presidente del Senato perché il 12 aprile 73, e questa è storia, non è soltanto cronaca”, La Russa era a capo di una manifestazione non autorizzata del Msi in cui fu ucciso un agente.
Poiché La Russa fu assolto da ogni responsabilità per quel fatto, è evidente che evocare il suo ruolo collegandolo a un omicidio di un agente non è svolgere lavoro storico e scientifico – come ha rivendicato Ponzani, rifiutando di scusarsi con La Russa onde evitare la querela: le parole di Ponzani sono un giudizio politico, o peggio una torsione politica di un fatto storico. Sul Domani la professoressa ha provato a sostenere la liceità del suo procedimento, evocando la libertà del lavoro storico al servizio della democrazia (appellarsi a Marc Bloch e Orwell, suvvia, è un tantino esagerato). Ma non ha ragione. A parte il fatto che oggi La Russa starebbe ugualmente e legittimamente al suo posto, anche se allora ci fosse stato il famigerato decreto sicurezza, il punto è che il senso del collegamento svolto da Ponzani è evidente. Scrive che “il rigore dello storico consiste anche nel riconoscere ciò che le fonti non consentono di affermare”. Ma così commette lo stesso svarione dei magistrati che pretendono usare le sentenze per riscrivere la storia, oppure di usare la “storia” contro le sentenze. Cattiva storia e un giurì discutibile.