Editoriali
Maranza in felpa o in toga?
Insultare la premier dai social di un pm è un po’ come sfasciare le vetrine
20 OTT 26

Nell’opinione pubblica, l’uscita di un magistrato che insulta la premier perché resiste alla concessione di circa 1 miliardo di euro di arretrati ai magistrati può avere lo stesso effetto politico di un maranza che sfascia le vetrine. “La nana borgatara non ha tempo per firmare un decreto. Ci penserà un commissario ad acta! Povera Italia” è il commento apparso sul profilo Facebook di Alessandro Di Cicco, sostituto procuratore a Roma. Il riferimento è a Giorgia Meloni che aveva detto all’Adnkronos: “In coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati”, aggiungendo che la somma “è dieci volte” quanto serve al governo risolvere la crisi “dell’autotrasporto e impedire che si blocchi la consegna delle merci in tutta Italia”.
L’uscita della premier formalmente non ha senso, perché non si tratta di una decisione discrezionale ma di ottemperare a una sentenza. Ma agli occhi di un cittadino, soprattutto in un contesto di difficoltà economica, non mostra maggiore senso delle istituzioni un magistrato esprimersi così volgarmente per rivendicare un lauto aumento di stipendio. Il pm Di Cicco ha detto di non essere l’autore della frase e di essere stato vittima di un attacco informatico: “Mi hanno hackerato il profilo Facebook e sto andando al commissariato a denunciare – ha detto –. Non sono stato io a scrivere quel post sulla premier”. Le probabilità che un hacker si sia impossessato del profilo social di un pm per vergare un post di insulti contro la premier che non dà i soldi alla sua vittima e ai suoi colleghi sono, a occhio, abbastanza remote. Non tanto per l’offesa “nana borgatara”, che si addice al linguaggio di un mascalzone, ma per la conoscenza del ruolo nella vertenza di un “commissario ad acta”. Sicuramente la procura di Roma indagherà con scrupolo sulla denuncia contro ignoti del pm Di Cicco, ma per molte persone comuni – che già hanno poca fiducia nelle istituzioni – si consoliderà l’idea che i maranza indossano la felpa, ma qualche vola anche la toga.