La Confindustria vuole riaprire i rubinetti di Mosca, ma non spiega come

Le parole del presidente Orsini sul gas russo restano senza un progetto. Rinviare il bando al Gnl può essere discusso, ma riaprire i gasdotti di Putin richiederebbe l’accordo di Germania, Polonia o Ucraina  

13 OTT 26
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Non entro nel tema gas russo o non gas russo, non è di mia competenza. Io credo che oggi noi abbiamo bisogno di dire anche la verità: che non ci può essere ideologia sull’energia”. Le parole del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, a margine dell’assemblea di Assolombarda, sono state interpretate come un’apertura a tornare ad acquistare gas da Vladimir Putin. Ma, dalle sue poche parole, non sono ben chiari i contorni della richiesta. L’Ue ha da tempo avviato un percorso di autonomia energetica da Mosca, stabilendo per il metano il divieto di importazione di Gnl dal 1° gennaio 2027. Al momento, in realtà, con gli stoccaggi bassi e sotto i livelli storici e in vista di tale scadenza, l’import di Gnl sta aumentando ed è ai massimi storici, con una crescita di circa il 10 per cento nel periodo gennaio-settembre rispetto all’anno precedente. La situazione è complicata dalla guerra in Medio oriente, che ha distrutto capacità produttiva in Qatar, uno dei maggiori fornitori europei di Gnl.
Sostituire il gas russo proveniente da Yamal è quindi più complicato di quanto si immaginasse prima della guerra Usa-Iran, e pertanto si può anche valutare di rinviare – come aveva proposto l’ad di Eni Claudio Descalzi – l’entrata in vigore del ban. Ma se l’idea è quella di tornare al mondo pre invasione dell’Ucraina, riaprendo i rubinetti dei gasdotti di Putin, allora siamo fuori strada. Su quattro gasdotti russi, il Turkstream opera già ai massimi livelli, mentre gli altri tre sono chiusi e con i contratti di transito interrotti: per far arrivare il gas via tubo in Italia, come ai tempi che qualcuno rimpiange, sono necessari il consenso della Germania (Nord Stream), della Polonia (Yamal) oppure dell’Ucraina (gasdotto ucraino). Orsini dice che “non ci può essere ideologia sull’energia”, ma neppure demagogia. Pertanto sarebbe utile, quando si lanciano certe provocazioni, affiancare delle proposte concrete. Altrimenti il rischio, vista l’omonimia, è quello di confondere il presidente di Confindustria con l’editorialista del Fatto quotidiano.