Trump riabilita la giunta birmana e apre al dialogo

Il 15 e il 16 settembre scorsi il sottosegretario di stato americano per l’intelligence e la ricerca, Michael Vance, si è recato a Naypyitaw per trattare direttamente con Min Aung Hlaing il rilascio dell’americano Adam Castillo, poi liberato e rimpatriato negli Stati Uniti, e aprire la strada a ulteriori negoziati
9 OTT 26
Immagine di Trump riabilita la giunta birmana e apre al dialogo

Il presidente della Birmania Min Aung Hlaing (Foto La Presse)

C’è stato un momento, dopo il colpo di stato in Myanmar del primo febbraio 2021, in cui la giunta militare non era mai stata così isolata: sanzionata da Stati Uniti e Ue, estromessa dai principali vertici regionali come l’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (Asean). Persino i due principali sostenitori del regime, Russia e Cina, sembravano distratti: la prima impegnata nella guerra in Ucraina, la seconda a intessere accordi di convenienza con i gruppi armati in guerra contro la giunta.
Negli ultimi mesi, però, qualcosa è cambiato. Non per i birmani, che da oltre cinque anni continuano a essere bombardati dai militari, ma nell’atteggiamento della comunità internazionale verso un governo ritenuto illegittimo. Da quando Min Aung Hlaing ha cambiato abito, passando da capo del Tatmadaw a “presidente”, Naypyitaw si è improvvisamente ridipinta come “civile” ed è tornata a essere un interlocutore per i paesi della regione e non solo, con visite di stato in India, Cina, Laos, Cambogia, Thailandia, Vietnam, Russia, Malaysia. Ieri un’esclusiva della Reuters ha rivelato il cambiamento più temuto, quello all’interno dell’Amministrazione americana, che ha avviato colloqui diretti con il governo birmano.
Il 15 e il 16 settembre scorsi il sottosegretario di stato americano per l’intelligence e la ricerca, Michael Vance, si è recato a Naypyitaw per trattare direttamente con Min Aung Hlaing il rilascio dell’americano Adam Castillo, poi liberato e rimpatriato negli Stati Uniti, e aprire la strada a ulteriori negoziati. Il nuovo presidente è ancora sotto sanzioni americane per violazioni dei diritti umani, tra cui il massacro e l’espulsione di centinaia di migliaia di musulmani rohingya tra il 2016 e il 2017, ma ciò che conta è che l’operazione di legittimazione stia funzionando. Mercoledì è stato accolto in visita di stato in Malaysia tra onori e cerimonie di benvenuto, e ieri il primo ministro Anwar Ibrahim ha dichiarato che farà “tutto il possibile” perché “il Myanmar venga accolto come parte della nostra comunità di nazioni, senza pregiudizi, e in particolare nel contesto dell’Asean”.