Il tetto ai prezzi se arriva dai privati è saggio, se arriva dallo stato no. Il caso Eni

Il price cap di mercato è buona notizia. Combattere l’aumento del costo dei trasporti, che si riflette poi sui prezzi dei beni trasportati con effetti inflazionistici, è necessario per evitare un avvitamento tra inflazione e limitazione della crescita

 


26 SET 26
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(Foto Getty)

L’Eni ha deciso di abbassare il prezzo dei carburanti (2,19 euro per il gasolio, 1,99 per la benzina), a cominciare dal 28 settembre, per un periodo di 30 giorni. Si tratta di un’operazione di mercato, che può indurre altre compagnie, per ragioni di concorrenza, a seguire l’esempio. Si tratta di una scelta interessante, che accompagna e rende più efficaci le misure adottate dal governo, che, a differenza di quelle dell’Eni, comportano effetti sul bilancio dello stato. Nello scorso aprile la società petrolifera pubblica dell’Argentina, Ypf, aveva fatto un’operazione analoga per calmierare il prezzo dei carburanti nel paese dell’America del Sud, con una durata di 45 giorni poi prorogata, nella convinzione di recuperare in seguito il costo dell’operazione.
Agire attraverso le logiche di mercato è nettamente più efficace che limitarsi a inseguire gli aumenti dei costi con operazioni soltanto a carico dello stato, e per questo la decisione dell’azienda energetica pubblica è particolarmente importante. L’Eni se lo può permettere anche per il successo che ha ottenuto nell’acquisizione di forniture in varie parti del mondo, anche grazie all’appoggio di cui ha sempre goduto dai governi, di qualunque colore politico. Combattere l’aumento del costo dei trasporti, che si riflette poi sui prezzi dei beni trasportati con effetti inflazionistici, è necessario per evitare un avvitamento tra inflazione e limitazione della crescita, che è la prospettiva che altrimenti è destinata ad affermarsi.
La strozzatura che si è determinata a livello globale nella raffinazione, anche a causa di eventi bellici, può essere affrontata abbastanza bene da una società che dispone di raffinerie moderne collocate in vari paesi. Naturalmente questo non basta a bloccare un processo di rincaro che ha cause internazionali che l’Italia non è in grado di contrastare. Tuttavia, dare un po’ di respiro agli automobilisti e ai trasportatori in una fase particolarmente critica è un segnale di solidità e resilienza dell’economia nazionale che non va trascurato.