La casa del cinema e degli ayatollah

A Roma l’evento voluto da Teheran. Dov’è finito il dissenso iraniano?
24 SET 26
Immagine di La casa del cinema e degli ayatollah

Foto Getty

Casa del cinema di Roma, Villa Borghese. Organizzatore: Istituto culturale dell’Iran, l’organismo ufficiale che dipende dall’Organizzazione per la cultura e la comunicazione islamica della Repubblica islamica. Sono presentati film del regime, come “Il dio della guerra” diretto da Hossein Darabi. Un dramma bellico prodotto da Owj Arts and Media Organization, che suona come una casa indipendente, ma che è il cartello audiovisivo dei Pasdaran, le Guardie della rivoluzione iraniane, sorto dopo il 2009 per occupare lo schermo dopo che la piazza di Teheran era stata occupata e repressa. Il film è incentrato su Hassan Tehrani Moghaddam, considerato il “padre” del programma missilistico della Repubblica islamica. Bisogna sgranarsi gli occhi un po’ per capire di avere davvero di fronte, alla Casa del cinema di Roma, un evento di propaganda iraniana in grande stile.
Dove sono finiti i festival del cinema dove si omaggiava il dissenso cinematografico iraniano dei Kiarostami e dei Panahi? A Venezia ormai si parla solo di Gaza e contro Israele, a Roma questa messinscena degli ayatollah. Perché un luogo pubblico romano, gestito da una fondazione che produce la Festa del cinema, offre la propria aura e sala a un’operazione che a Teheran si chiamerebbe, senza pudore, “fronte culturale della rivoluzione”? Siamak Pourzand, collaboratore della rivista francese di critica cinematografica Cahiers du Cinema, eroe del dissenso iraniano che si è suicidato buttandosi dal sesto piano della sua casa a Teheran, al suo aguzzino in carcere che lo “interrogava” un giorno chiese: “Questa domanda non era nell’elenco, che cosa devo dire?”. La Casa del cinema di Roma può e deve mostrare l’Iran. Ma deve dire quale. Se è quello del dissenso e di Pourzand o se è quello di Khamenei e del dio della guerra.