Il rompicapo degli houthi

Migliaia di bombe e miliardi di dollari dopo, in Yemen c’è il nemico più sottovalutato. Se l'avanzata della milizia continua nell'entroterra, si rischia il "game over"
23 SET 26
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Foto ANSA

Quello del “cosa fare con gli houthi” resta un rompicapo. Usare le buone o le cattive? Nella primavera del 2025, gli americani decisero una campagna di bombardamenti massicci durata poco meno di due mesi. Mille target colpiti, più di un miliardo di dollari spesi. Un anno dopo, i terroristi sono ancora lì e il weekend scorso hanno lanciato un missile balistico contro Riad. Proprio l’Arabia Saudita in questi giorni è arrivata a “supplicare” – così ha scritto il New York Times – Donald Trump affinché intervenisse per fermare gli houthi, che ora prendono di mira solamente i sauditi. La schizofrenia di Trump è ormai argomento di studio, ma sulla questione dello Yemen ha raggiunto livelli inediti. Solo la settimana scorsa, il presidente ha cambiato idea tre volte: mercoledì si era detto contrario a bombardare di nuovo gli houthi, il giorno dopo aveva cambiato idea convinto da una telefonata con l’erede al trono saudita, Mohammed bin Salman. Infine, domenica, ha deciso nuovamente che non avrebbe aperto un nuovo fronte in medio oriente. Pare che i suoi consiglieri siano scettici. Certo, gli houthi hanno deciso di non attaccare le navi americane, ma Bin Salman potrebbe vendicarsi voltando le spalle agli Stati Uniti riguardo all’Iran.
D’altra parte, il Pentagono è sempre stato chiaro: una campagna militare “hit and run” in Yemen è inefficace perché gli houthi hanno dimostrato una resilienza che solo la Casa Bianca – e l’Europa, che finora si è limitata a operazioni militari spuntate, come Aspides – hanno fatto finta di non vedere. Anche gli unici “boots on the ground”, il governo yemenita internazionalmente riconosciuto e sostenuto da Riad, cade a pezzi non appena imbraccia le armi contro i terroristi. Dopo avere perso il controllo di Bab el Mandab e dello Stretto, la costa occidentale è tutta nelle mani degli houthi. Ora si punta all’entroterra, a Taiz e Marib. “Se cadono, è game over”, ha titolato ieri il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth. Ma nonostante gli allarmi e i danni per il commercio internazionale, regna la moderazione. Il G7 ieri ha chiesto all’Iran di “smettere di armare gli houthi”. Un po’ pochino.