Due tic pedagogici da evitare a proposito del decreto Scuola

Il vero razzismo è lasciare gli stranieri nel banco sbagliato e cedere sull’obbligo

22 SET 26
Immagine di Due tic pedagogici da evitare a proposito del decreto Scuola

Alunni della scuola Pestalozzi a Torino (GettyImages)

Secondo i dati ministeriali 2024-25 su primarie e medie statali gli alunni di origine straniera sarebbero circa 520 mila. Secondo i dati della Fondazione Ismu ripresi dal Corriere gli studenti con “background migratorio” sarebbero 930 mila. Già qui si fa difficile. Inoltre la definizione di “straniero” per calcolare il “tetto” nelle scuole non è univoca, la categoria può indicare un alunno appena arrivato in Italia, che non conosce la lingua, o i nati e scolarizzati in Italia. Vanno conteggiati in due modi diversi: “Il passaporto distingue le cittadinanze, assai meno i bisogni educativi”, come scrive il professor Manasse. Il presidente Mattarella ieri ha ammonito con saggezza: “La scuola è integrazione, la scuola è aperta a tutti”. E perché sia davvero così, ci sono almeno due tic ideologici, tipici del pedagogismo di sinistra ma non estranei al populismo apartitico, che vanno sfatati.
La questione del numero “eccessivo” di stranieri in classe: a meno di idiozie xenofobe, il punto, anziché “costruire più plessi”, è il grado di competenza linguistica. Purtroppo, nelle classi anche superiori vengono spesso inseriti allievi che non hanno sufficienti competenze linguistiche. Con la folle retorica che “non si possono inserire in percorsi diversi perché sarebbe segregazione”, troppe volte finiscono per restare inerti in un banco, senza sostegni: questo è il vero razzismo. Basterebbe conteggiare quanti sono, e approntare corsi base per portarli a un livello linguistico adeguato: del resto, lo facciamo anche per gli studenti Erasmus.
Secondo mito propagandistico: il velo, anzi persino “il burqa”. Le due cose vanno distinte, e non è sempre vero che uno stato liberale debba vietare un simbolo culturale, o anche religioso. Ma anche qui c’è una retorica deleteria inversa: coloro che sostengono (persino pedagogisti!) che in questo modo le famiglie (islamiche, ma non solo) ritirerebbero i figli dalla scuola dell’obbligo. Ma la scuola dell’obbligo è, appunto, obbligo. Lo stato ha facoltà e dovere di mettere le famiglie renitenti (e le famiglie no vax) di fronte ai propri obblighi.