Una cura svedese per la Germania

I partiti democratici tedeschi dovrebbero guardare a quello che è successo in Svezia e obbligare l'AfD a diventare, un po' alla volta, un partito potabile 

16 SET 26
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(Foto Getty)

Depotenziare e deradicalizzare. Obbligare una dirigenza largamente populista e a tratti impresentabile a fare i conti con i bisogni e le attese degli elettori anziché permetterle di soffiare sul fuoco delle loro frustrazioni. E’ questa la sfida dei partiti democratici tedeschi e in primo luogo della Cdu del cancelliere Friedrich Merz: obbligare l’AfD a a diventare, un po’ alla volta, un partito potabile. Un esercizio che i politici tedeschi hanno fino a oggi evitato limitandosi a stendere un cordone sanitario attorno alla formazione nata euroscettica, diventata sovranista e spostatasi ogni giorno un po’ più a destra fino a strizzare un occhio a temi e slogan del Terzo Reich che fanno rabbrividire i tedeschi e non solo loro. Come fare? La moderata Welt consiglia la cura svedese. Anche a Stoccolma i Democratici svedesi, nati vicini al neonazismo, sono stati a lungo tenuti ai margini dell’arco costituzionale. Il che ha permesso loro di crescere in anni recenti fino a quando, con il 20,6 per cento ottenuto nel 2022, sono stati accettati come stampella dal primo ministro moderato Ulf Kristersson.
Fuori dal governo ma nella maggioranza. Krisrtersson ha dato alcuni giri di vite all’immigrazione clandestina senza fare sconti a quella regolare seguendo l’esempio dell’omologa danese, la socialdemocratica Mette Frederiksen. Piaccia o no, la cura ha funzionato e alle ultime elezioni la formazione populista svedese ha interrotto la sua cavalcata perdendo per la prima volta tre punti (dal 20,5 al 17,5 per cento). Questo non significa che il partito sia diventato sinceramente democratico come il suo nome indicherebbe ma dimostra che i populisti possono essere fermati e che, in ultima analisi, che la si chiami cordone sanitario o muro antincendio (Brandmauer), la politica dell’isolamento totale non aiuta la democrazia. Nell’ex Germania est la pratica liberale è 50 anni indietro rispetto al resto del paese: mettere gli elettori nella stessa gabbia dei dirigenti luciferini dell’AfD e buttare via la chiave non è la cura.