EDITORIALI
Ripasso su Ceuta per Ilaria Salis
“Non è Spagna”. Così l’eurodeputata di Avs nega la storia della sinistra spagnola e si scontra con le posizioni dei suoi stessi compagni al Parlamento europeo

(Foto Ansa)
Nel dibattito sulla crisi di Ceuta al Parlamento europeo ha preso la parola Ilaria Salis del gruppo The Left: “Ceuta non è Spagna. Ceuta non è Europa. Geograficamente è Africa, storicamente è il residuo del colonialismo europeo”. Chissà se i compagni spagnoli di Salis nell’Eurocamera avevano dato un’occhiata ai fogli che l’italiana si era portata sul pulpito, perché su Ceuta e Melilla i discorsi non coincidono. Le due exclavi spagnole in Africa non sono mai state incluse nella lista delle colonie dalle Nazioni unite. Mai prevista, dunque, la decolonizzazione di un popolo che non la chiede, in una terra dove convivono culture e religioni e dove i marocchini cercano di entrare proprio perché Marocco non è. E’ invece territorio spagnolo da secoli e come tale è citato nella Costituzione del 1978. Le due città non hanno mai fatto parte di uno stato come il Marocco contemporaneo, inesistente ai tempi in cui gli europei le occuparono (Melilla nel 1497, dopo che il sultano di Fez l’aveva rasa al suolo).
Un principio basilare stabilito dall’Unione africana (non alla conferenza di Berlino) è che il vaso di Pandora dei confini ereditati dall’epoca coloniale non deve essere aperto, e le mire espansionistiche del Marocco infastidiscono prima di tutto i vicini africani, soprattutto l’Algeria, vero nemico strategico regionale. Quelle mire hanno già spinto Rabat a occupare nel 1975 il Sahara occidentale, le cui aspirazioni all’autodeterminazione sono da sempre un cavallo di battaglia della sinistra spagnola, quella che si batte – in particolare Tesh Sidi, una deputata saharawi di Sumar (partito che in Europa è nel gruppo The Left, insieme a Salis) – per una legge che concederà la cittadinanza spagnola ai saharawi nati sotto l’amministrazione di Madrid (approvata una settimana fa al Congresso, passa ora al Senato). “La frontiera di Ceuta è una frontiera europea, perché Ceuta è Spagna”, dovrebbero aver detto i compagni spagnoli a Salis, almeno sottovoce. A dirlo alto e tondo, da quel pulpito, ci ha pensato Ursula Von der Leyen.