La sconfitta per i Mondiali di atletica è la spia di un guaio italiano: il deficit di alleanze

Nairobi ospiterà i Mondiali del 2029 e Monaco quelli del 2031. Dietro la scelta c’è anche la corsa alla successione di Sebastian Coe: le candidature si vincono con relazioni e coalizioni, non solo con buoni dossier
15 SET 26
Ultimo aggiornamento: 15:38
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Foto ANSA

La delusione per i Mondiali di atletica che Roma non avrà non nasce soltanto dallo sport. Nasce dal fatto che la sconfitta contro Nairobi – con Monaco scelta per il 2031 – si inserisce in una sequenza che negli ultimi quattro anni è diventata troppo lunga per essere liquidata come una serie di coincidenze. L’Italia ha ottenuto gli Europei di calcio del 2032, certo, ma insieme con la Turchia. Per il resto, quando c’è stato da competere per un grande evento, una sede europea o un incarico internazionale, troppo spesso siamo rimasti senza nulla. Roma per Expo 2030 ha raccolto appena 17 voti contro i 119 di Riad, arrivando dietro anche a Busan. Alessandra Perrazzelli è stata battuta dalla tedesca Claudia Buch per la guida della Vigilanza bancaria della Bce. Roma ha perso l’AMLA, la nuova autorità antiriciclaggio europea, finita a Francoforte. E quando l’Italia ha rivendicato l’inviato speciale della Nato per il Fianco Sud, la scelta è caduta sullo spagnolo Javier Colomina. Ora arriva l’atletica. E qui c’è anche un retroscena politico-sportivo. Nel 2027 Sebastian Coe terminerà il suo terzo e ultimo mandato alla guida di World Athletics e il congresso di Pechino eleggerà il successore, i vicepresidenti e il nuovo Consiglio.
La partita per le alleanze è dunque già cominciata. Nairobi porterà per la prima volta i Mondiali in Africa. E nella Federatletica italiana c’è chi legge la scelta anche dentro questa geografia elettorale: alla vigilia della successione di Coe, avere dalla propria parte le federazioni africane può pesare molto. La lezione è chiara. Le grandi candidature non si vincono soltanto con dossier, impianti e tradizione. Si vincono costruendo coalizioni, credito politico, rapporti. L’Italia ha aumentato la propria visibilità internazionale e può vantare una stabilità che altri non hanno. Proprio per questo il bilancio pesa ancora di più. Essere presenti ai tavoli conta. Ma ogni tanto, per dimostrare di pesare davvero, bisogna anche vincere.