Gas e nucleare, quattro anni persi

Se solo il governo avesse dato seguito alle promesse elettorali del 2022
15 SET 26
Immagine di Gas e nucleare, quattro anni persi

Porto Viro, inaugurazione rigassificatore (LaPresse)

"Nucleare, petrolio e gas saranno italiani: basta importare energia e carburanti a caro prezzo se li abbiamo in casa". Recita così un meme diffuso da Fratelli d’Italia e, al netto di qualche eccesso nazionalistico, coglie il punto. L’Italia è uno dei paesi più esposti alle crisi globali perché è povero di risorse. Quindi, benissimo accelerare sulle rinnovabili, come chiede anche il centrosinistra: ma è insensato privarsi di fonti domestiche (come il petrolio e il gas di cui abbiamo discrete riserve) e del nucleare (che in paesi come la Spagna e la Francia è alla base del sistema elettrico). Il problema è che, in entrambi i casi, non si tratta di risposte utili nell’immediato: per mettere in produzione nuovi giacimenti di idrocarburi ci vuole tempo, per realizzare impianti atomici ancora di più.
Verrebbe da dire: averci pensato prima! Sennonché proprio l’attuale maggioranza ci aveva pensato, o almeno così aveva raccontato durante la campagna elettorale del 2022: eravamo nel pieno della crisi ucraina e Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi promettevano una rivoluzione nella nostra politica energetica. Se il governo si fosse mosso subito, facendo ciò per cui aveva ottenuto un vasto consenso, oggi saremmo più vicini alla meta e, forse, potremmo reggere meglio l’urto dello choc in medio oriente. Tra l’altro, le condizioni politiche sarebbero state molto diverse: la lontananza dalle elezioni, che oggi sono alle porte, avrebbe fatto emergere con maggiore nettezza la componente filonucleare del campo largo. Più ancora, il ministro Gilberto Pichetto Fratin avrebbe potuto proseguire il lavoro sulla gas release iniziato dal governo Draghi (col voto favorevole di Pd e M5s), ampliando e accelerando il rilascio di autorizzazioni alla produzione. Invece per tutti questi anni il centrodestra ha nicchiato, evitando i temi più scomodi (come il divieto di estrarre gas nell’Alto Adriatico), per timore di contraccolpi locali. Oggi, quella che avrebbe potuto essere una buona politica energetica appare come una promessa elettorale fuori tempo massimo.