La chiamata distratta di Trump a Putin

Il capo della Casa Bianca è sempre più disinteressato alla guerra che voleva risolvere in 24 ore
8 SET 26
Ultimo aggiornamento: 18:18
Immagine di La chiamata distratta di Trump a Putin

Foto ANSA

Il presidente americano Donald Trump ha parlato con il capo del Cremlino, Vladimir Putin, dopo il ritorno di Steve Witkoff e Jared Kushner, che sono stati prima a Mosca, poi a Kyiv. La telefonata era prevista per lunedì, ma il capo della Casa Bianca ha trascorso la giornata a parlare di altro, soprattutto del Canada, così oggi ha sentito Putin dopo il resoconto ricevuto dai suoi emissari. Avrebbe dovuto parlare anche con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ma i due non si sono sentiti. Per il capo del Cremlino la visita degli americani è stata un buon momento di sfoggio diplomatico, in cui ha impiegato molte delle sue energie nel tentativo di farli tornare a Washington con un messaggio: io il Donbas lo voglio e tanto sto per prendermelo con la forza se non mi aiutate con la diplomazia. La verità è che per avere il Donbas, Putin deve impiegare ancora anni, almeno sei, vite e denaro. Il suo esercito avanza poco, a costi altissimi, ma questo non vuol dire che gli americani davanti alle evidenze potrebbero credere comunque nella sua versione.
Trump ha una storia di fiducia ostentata nei confronti di Putin e non delle evidenze e il capo del Cremlino punta ancora molto sulla disponibilità di Trump a credere in uno dei nemici degli Stati Uniti che sta aiutando la Repubblica islamica dell’Iran a colpire le basi americane in medio oriente. Nella telefonata, Putin gli ha detto che non intende colpire l’Europa, scagionandosi così dalle accuse tedesche per gli ordigni all’aeroporto di Lipsia. Il Cremlino ha detto che Putin ha fornito un’analisi “oggettiva e completa” della situazione sul campo di battaglia e ha “illustrato cosa gli americani potrebbero fare concretamente per un cessate il fuoco immediato”. Al capo del Cremlino piace l’interesse che l’Amministrazione Trump ha mostrato finora e crede ancora che sia la carta giusta per far pressione su Kyiv. Quello che non vede è che Trump pare sempre meno interessato alla guerra che aveva promesso di risolvere in ventiquattr’ore. Questo disinteresse è un bene più per Kyiv che per Mosca.