Editoriali
Il doppio gioco di Bessent al G20
Arma gli alleati contro la Cina, invia un ramoscello alla Russia. Confusione e strategie
1 SET 26

Foto ANSA
"Non ci possiamo più permettere che la Cina abbia un surplus commerciale di 1.200 miliardi di dollari. La loro economia è debole e stanno cercando di uscirne puntando sull’export”. La nuova frontiera dei rapporti tra Washington e Pechino passa dalle parole pronunciate dal segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, al G20 in North Carolina. Il messaggio è chiaro: le condizioni commerciali tra i due paesi “vanno riesaminate”, ma dovrà farlo anche il resto del mondo, di fronte allo straordinario afflusso di merci cinesi verso Stati Uniti, America Latina ed Europa. La tesi americana è che Pechino debba riequilibrare il proprio modello di crescita, rafforzando la domanda interna e riducendo la spinta all’export alimentata anche dai sussidi. “Il resto del mondo dovrà riesaminare le proprie condizioni commerciali con la Cina”, ha incalzato Bessent. Una chiamata alle armi per una nuova guerra commerciale globale: tutti contro uno. Washington vuole un impegno degli altri paesi a scoraggiare l’invasione di merci cinesi, forse perché sa di non poter combattere da sola o perché vuole misurare il grado di fedeltà dell’Occidente, soprattutto dell’Europa.
Ma il G20 racconta anche l’altra faccia della politica trumpiana. Mentre Bessent chiede agli alleati di serrare i ranghi contro Pechino, ha incontrato a margine del summit il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov, primo ministro russo a partecipare a una riunione del G20 dall’inizio della guerra in Ucraina, per discutere del “piano di pace” di Trump. La presenza di Siluanov ha irritato gli europei, che hanno minacciato di boicottare la foto di famiglia se il ministro russo vi avesse preso parte (alla fine Siluanov non si è presentato). Il messaggio politico resta: durezza collettiva contro la Cina, canale diretto con Mosca. E’ il classico metodo Trump: o con me o contro di me, ma con alleanze e avversari che cambiano a seconda del dossier. E l’esclusione di Bloomberg, Wall Street Journal e New York Times dai lavori del summit riduce lo spazio per le domande non gradite.