De Pasquale ha avuto ragione: non aveva senso continuare

Le dimissioni del pm che ha condotto il processo Eni-Nigeria non cancellano quel che disse il Csm rispetto al suo esercizio della giurisdizione
22 AGO 26
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Foto ANSA

Il pm Fabio De Pasquale ha lasciato la magistratura: “Non aveva più senso continuare e non mi ritrovo più in questa magistratura”, avrebbe detto secondo la Stampa. Lo ha fatto lo scorso 9 luglio, con un anno di anticipo rispetto al limite massimo per la pensione e pochi giorni dopo l’assoluzione ottenuta in Cassazione al termine del processo per rifiuto d’atti d’ufficio in cui era stato condannato in primo grado e in appello insieme al collega Sergio Spadaro nell’ambito del processo Eni-Nigeria. La carriera di De Pasquale è segnata dalle inchieste che hanno portato alle condanne di Craxi e Berlusconi ed è indissolubilmente legata all’Eni, a cui ha riservato un’attenzione particolare per trent’anni, fino alla sua (di De Pasquale) totale perdita di credibilità. De Pasquale ha condotto il “Processo del secolo” per corruzione internazionale sulla presunta – e rivelatasi inesistente – più grande tangente della storia (oltre 1 miliardo di euro) asseritamente versata da Eni e Shell per ottenere una concessione petrolifera in Nigeria. In tre processi tutti gli imputati sono stati assolti.
Nel filone principale è stata addirittura la procura generale di Milano a chiedere l’assoluzione e ad attaccare, con termini durissimi e senza precedenti, il lavoro della procura di Milano. De Pasquale aveva in mano alcune prove importanti a favore dell’Eni che però decise di non depositare. Dopo due condanne, la Cassazione ha ribaltato il giudizio. La chiusura del procedimento penale, però, lasciava aperto il procedimento disciplinare del Csm. Ora, con le dimissioni di De Pasquale, anche questo decade. Ma su questa vicenda resta un giudizio che il Csm ha già espresso negando a De Pasquale il ruolo di procuratore aggiunto: “Risulta dimostrata l’assenza in capo al dott. De Pasquale dei prerequisiti della imparzialità e dell’equilibrio, avendo reiteratamente esercitato la giurisdizione in modo non obiettivo né equo rispetto alle parti nonché senza senso della misura e senza moderazione”. Non aveva più senso continuare, su questo ha ragione De Pasquale.