Editoriali
Ascoltare Silvia Salis sul dramma Ilva
Le uniche parole forti dell’opposizione su Taranto arrivano dal sindaco di Genova
30 LUG 26

La fine dell’Ilva, prefigurata da anni, è ormai arrivata. E con essa l’autonomia industriale del paese, legata al ciclo integrale dell’acciaio. Una notizia del genere, causata, da ultimo, dalla decisione scellerata del ministro Adolfo Urso di cacciare ArcelorMittal abbandonando il revamping dell’altoforno 5 (senza amianto), avrebbe dovuto oggi far tremare il paese e portarlo in piazza. Più di qualunque Pride o manifestazione antifascista. E invece i sindacati, primi interessati alla vicenda, hanno solo minacciato otto ore di sciopero a data da destinarsi. Schlein e Conte sono già in ferie, su questo tema, e con loro tutta l’opposizione. A chi chiede la nazionalizzazione la risposta giusta l’ha data Giorgetti: “Non è che, se ci sono problemi di salute, la questione cambia se il soggetto che produce o inquina è privato o pubblico”. Di tutto l’arco costituzionale, l’unica voce che si è fatta sentire (a proposito di leadership, temi e priorità) è stata quella della sindaca di Genova, Silvia Salis, che durante il tavolo a Palazzo Chigi ha incontrato Urso, ancora prima degli enti locali pugliesi.
Il governatore Decaro, inconsistente sulla partita, è il destinatario della lettera con cui Venkatesh Jindal lo ha informato che, nel piano concordato con il governo, la compagnia indiana avrebbe preso solo i laminatoi, lasciando la parte a caldo allo stato. Quest’ultimo si sarebbe così sobbarcato problemi giudiziari, quote di CO2 e costi, fornendo a Jindal le bramme sottocosto. Decaro quindi sa, prima della sentenza, che Urso avrebbe fatto una nuova gara per cedere solo l’area a freddo. Anche se oggi il governo giustifica questa scelta con la sentenza. Perché Decaro, il Pd e i sindacati non li sbugiardano? Preferiscono andare dietro ai tribunali e agli ambientalisti? Oggi saranno a Taranto i ministri Foti, Abodi e Fitto (allo stadio, non all’Ilva). Se volessero farsi sentire, i sindacati che hanno minacciato lo sciopero, insieme al sindaco, a Decaro e a tutto il Pd, avrebbero questa occasione. Quando venivano Renzi e Di Maio a Taranto serviva la zona rossa. Oggi sono tutti allo stadio.