L’Italia castigata ancora sulla sanità

La spesa è inferiore alla media Ocse. Un motivo c’è. Report di Mediobanca

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L’Italia si conferma al di sotto della media Ocse sia in termini di spesa sanitaria sia a livello pro capite sia in rapporto al pil. Nel 2024, secondo il rapporto annuale di Mediobanca, nel nostro paese la spesa sanitaria pubblica ammontava a 138,3 miliardi di euro, pari al 6,3 per cento del pil, dietro Spagna (6,7 per cento), Regno Unito (9,1 per cento), Francia (9,7 per cento) e Germania (10,6 per cento). “Le risorse del Pnrr – osserva il rapporto - hanno favorito la riorganizzazione dell’offerta, contribuendo allo sviluppo dell’assistenza territoriale e della digitalizzazione, senza incidere in modo significativo sulla dinamica strutturale della spesa”. E le cose non sembrano destinate a migliorare. Le stime per il periodo 2026-2029 indicano, infatti, una stabilizzazione della spesa sanitaria pubblica nazionale al 6,4 per cento del pil ed è previsto un aumento dell’incidenza della sanità sulla spesa corrente primaria (15,7 per cento nel 2027 contro il 15,4 per cento del 2025) a conferma del peso crescente sul bilancio pubblico.
Lo studio di Mediobanca si riferisce al 2024 poiché è l’ultimo anno in cui sono disponibili i bilanci degli operatori privati del settore, il cui ruolo in Italia è in costante crescita: l’attesa per il 2025, infatti, è di un aumento del loro giro d’affari del 3,7 per cento rispetto all’anno precedente (13,4 miliardi di euro). Inoltre, quasi l’80 per cento del valore complessivo della spesa pubblica, infatti, è originato dalle strutture pubbliche e il 20,8 per cento da quelle accreditate con il servizio sanitario nazionale (gli operatori privati per i quali l’accreditamento incide di più sul totale dei ricavi sono l’Ics Maugeri (96 per cento) e il San Raffaele Roma della famiglia Angelucci (87,2 per cento). Nel complesso, secondo Mediobanca, permane un tipo di governance della sanità italiana orientata al contenimento della spesa, fondato su tetti e centralizzazione degli acquisti mentre il procuratore generale della Corte dei Conti ha ricordato la necessità di un'allocazione più selettiva delle risorse.