Diplomatici francesi aggrediti a Teheran

Come nel 1979, e per quanto li ammansiamo non avremo salvacondotti dal regime

21 LUG 26
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Foto Lapresse

La Repubblica islamica non perde occasione per ricordare chi comanda. “Domenica sera, due agenti dell’ambasciata di Francia in Iran sono stati oggetto di un’azione di intimidazione estremamente grave da parte dei servizi di sicurezza iraniani, in palese violazione delle immunità diplomatiche di cui beneficiano”, ha dichiarato il capo della diplomazia francese, Jean-Noël Barrot, in una dichiarazione trasmessa all’Agence France-Presse. I due diplomatici sono stati “detenuti senza motivo per diverse ore, interrogati e, per uno di loro, malmenati”, prima di poter raggiungere l’ambasciata di Francia. Rientreranno in Francia nelle prossime ore, ha aggiunto il ministro degli Esteri, che ha espresso loro “il suo sostegno e tutta la sua solidarietà per la prova che hanno subito”. “Questa aggressione è tanto più scioccante in quanto questi due agenti portano avanti i nostri programmi di sostegno alla società civile, e in particolare agli artisti e agli scienziati iraniani. Questa gravissima e inammissibile violazione dell’integrità dei nostri agenti non potrà restare senza conseguenze”.
Parole sante, ma destinate a rimanere tali se non saranno seguite dai fatti. La guerra della Repubblica islamica all’occidente è iniziata con la presa di ostaggi americani nell’ambasciata di Teheran, tenendo in ostaggio 52 cittadini statunitensi per 444 giorni. Non avremo salvacondotti, per quanto ci impegniamo ad ammansire il regime. Non più grandi ostaggi, ma piccole umiliazioni calcolate: un modo per testare i nervi dell’occidente e dimostrare che la sovranità teocratica vale più di qualsiasi convenzione di Vienna e a ribadire che ogni ponte teso verso l’Iran e costruito su un grande inganno consolatorio è soltanto un’altra corda con cui il regime può strangolarci.