editoriali
Pace nello spazio, problemi terreni
Stati Uniti e Russia prolungano la vita alla Stazione spaziale, ma ha senso?
16 LUG 26

Foto Getty
L’altro ieri Jared Isaacman, il capo della Nasa scelto dall’Amministrazione Trump, era al cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, per assistere al lancio della missione Soyuz diretta verso la Stazione spaziale internazionale. E’ stata la prima visita di un capo della Nasa al sito di lancio russo da otto anni, piuttosto sorprendente. A bordo della navetta Soyuz MS-29 sono partiti l’astronauta americano Anil Menon e i cosmonauti russi Pyotr Dubrov e Anna Kikina, destinati a unirsi all’equipaggio della Iss. La presenza di Isaacman e l’incontro con il vertice di Roscosmos arrivano in una fase in cui Stati Uniti e Russia continuano a mantenere operativo uno dei pochi programmi di collaborazione rimasti aperti tra i due paesi. La guerra in Ucraina ha interrotto o ridotto molti rapporti scientifici e tecnologici, ma la Stazione spaziale internazionale continua a funzionare attraverso la collaborazione con Agenzia spaziale europea, Giappone e Canada.
Ieri il direttore generale di Roscosmos, Dmitry Bakanov, ha annunciato anche che le operazioni congiunte della Stazione orbitante “si estenderanno fino al 2030”, quando fino a pochi mesi fa quello era stato deciso come l’anno della deorbitazione. Certo, il programma resta in piedi anche perché la struttura è stata progettata sin dall’inizio come un sistema integrato, e alcuni elementi essenziali delle operazioni dipendono dalle competenze e dai componenti forniti dai diversi partner. Ma il problema di fondo resta la fiducia: come può continuare una collaborazione con un paese con cui esistono uno scontro politico e un confronto militare aperto? Mentre per i paesi partner uscire unilateralmente dalla Stazione spaziale significherebbe interrompere un programma scientifico e industriale costruito in oltre vent’anni, nessuno ha più voglia di investirci granché, ma nel frattempo Washington e Mosca sembrano continuare a far finta di nulla. E intanto cresce il sospetto che nella militarizzazione dello spazio la Russia sia sempre più vicina alla Cina. La lunga crisi della Stazione spaziale internazionale è appena iniziata.