editoriali
Paletti per una Consob liberale
Mercato da far crescere, stato da arginare e citazione da ricordare. Auguri a Stazi
15 LUG 26

Guido Stazi nel 2015 (Foto ANSA)
Dopo mesi di paralisi, il governo ha finalmente sbloccato la partita delle nomine: ieri il Consiglio dei ministri ha indicato Guido Stazi come presidente della Consob. Il successore di Paolo Savona ha un lungo cursus honorum nel mondo delle autorità indipendenti. Attualmente è segretario generale dell’Antitrust (la cui presidenza è vacante da maggio). Prima è stato segretario generale della Consob e capo di gabinetto del Garante delle comunicazioni. La nomina dovrà essere convalidata dalle Commissioni parlamentari competenti. Stazi dovrà chiarire come intende affrontare una fase molto delicata. Una borsa relativamente piccola come la nostra è esposta tanto ai mutamenti del contesto macroeconomico globale quanto al crescente peso dello Stato come azionista. Attraverso partecipazioni dirette e indirette, il settore pubblico è ormai il principale investitore nelle società quotate; e su quelle che non controlla, spesso e volentieri interviene attraverso il golden power e altri poteri più o meno formalizzati. Eppure, il nostro mercato dei capitali ha oggi più che mai bisogno di svilupparsi, per offrire nuove fonti di finanziamento a un sistema produttivo ancora bancocentrico.
Per affrontare questa sfida, Stazi dispone di un profilo culturale e istituzionale adatto. Il nuovo presidente della Commissione di vigilanza sui mercati finanziari si richiama alla tradizione liberale. Lo si comprende leggendo, oltre alla sua produzione scientifica, un saggio pubblicato un anno fa sulla rivista “Libro Aperto” e dedicato al suo maestro Franco Romani, il padre dell’Antitrust in Italia, inteso sia come disciplina sia come autorità. Quell’affettuoso ricordo si apriva con una citazione che sarebbe bello appendesse nel nuovo ufficio: “Alla base del mio essere liberale vi è un dato psicologico e caratteriale, e cioè che non mi piace né comandare né obbedire”. E’ difficile immaginare una sintesi migliore dello spirito con cui un liberale dovrebbe interpretare l’incarico di capo della Consob: far rispettare le regole del mercato, non sostituirsi a esso.