Il mezzo scandalo di Consob e Antitrust

La paralisi sulle authority ci dice molto sulle competenze del governo

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Rustichelli con il vicepremier Antonio Tajani nel 2023 (Foto ANSA)

Il centrodestra ha un problema che, più di altri, rende manifeste le sue debolezze: non dispone di personale spendibile e, quel poco che ha, lo brucia con una leggerezza degna di miglior causa. Il 6 maggio è scaduto il mandato del presidente dell’Antitrust, Roberto Rustichelli; tre giorni dopo è giunto a compimento quello del capo della Consob, Paolo Savona. Entrambe le scadenze erano note da tempo. In entrambi i casi, a una prima fase di “totonomine” più o meno caotica è seguito il silenzio. Entrambe le authority sono prive di una guida. A queste due esperienze se ne potrebbe aggiungere una terza: il nuovo collegio dell’Autorità per l’energia, presieduto da Nicola Dell’Acqua, si è insediato solo all’inizio di quest’anno, dopo cinque mesi di prorogatio del precedente.
E’ appena il caso di notare che lasciare sguarnite autorità che presidiano snodi cruciali della nostra economia, in una fase di tempeste macroeconomiche e conflitti geopolitici, è un gesto di grave irresponsabilità. Ma è anche, appunto, la spia più evidente di un fallimento culturale. Giorgia Meloni ha vinto le elezioni del 2022 e ancora mantiene livelli di consenso che i colleghi europei le invidiano. Eppure, non riesce a trovare figure in grado di ricoprire, senza suscitare polemiche, incarichi di responsabilità e garanzia. Peggio ancora: quando un nome spunta, finisce vittima del fuoco incrociato interno alla coalizione. Il risultato è un triplice danno: per il paese, le cui istituzioni traballano; per le autorità, la cui importanza viene sminuita e la cui efficacia azzoppata; e per la stessa maggioranza, che si dimostra priva di una classe dirigente degna di questo nome. Non si tratta semplicemente di attribuire a ciascuna poltrona il suo occupante ma di dimostrare che esistono, in un paese di 60 milioni di cittadini in maggioranza stabilmente di centrodestra, persone in grado di svolgere il loro mestiere “con indipendenza e competenza”. Spiace, ma la paralisi delle nomine dimostra esattamente il contrario.