Sánchez a un passo dal collasso

Il premier socialista si presenta in Parlamento per negare la crisi giudiziaria che investe governo, Psoe e familiari. Ma la condanna dell’ex ministro Ábalos riapre il caso politico e mette in imbarazzo alleati sempre meno disposti a difendere la sua resistenza

24 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 18:40
Immagine di Sánchez a un passo dal collasso

Pedro Sánchez (foto Ansa)

Come da copione, Pedro Sánchez nega la crisi. Anzi, se c’è una crisi, il suo governo non è il problema, bensì la soluzione. E’ andato più o meno così il dibattito parlamentare di oggi, quando il primo ministro socialista si è presentato davanti ai deputati per dare spiegazioni sull’acuirsi di tutti i problemi giudiziari che da anni colpiscono membri del suo governo, pezzi del partito e familiari del premier. L’ultimo scossone è la condanna a 24 anni per l’ex ministro José Luis Ábalos, il suo collaboratore più stretto dal 2016, anno in cui Sánchez perde il controllo del partito e si dimette, al 2021, quando ha ormai riconquistato il potere sia nel Psoe che nel paese e, in un rimpasto, esonera misteriosamente proprio Ábalos. Per Sánchez tanto basta a considerare che le istituzioni spagnole siano in salvo.
Il suo approccio agli attacchi delle opposizioni è evangelico, ma a posizioni ribaltate: è convinto di avere solo una pagliuzza nell’occhio mentre invita i nemici a guardare la trave nei loro occhi. Cita il solito caso dell’evasione fiscale del compagno di Isabel Díaz Ayuso, presidente della Comunità di Madrid del Partito popolare (Pp), e a un certo punto va perfino a rivangare vecchi scontri al vertice della Comunità della Galizia, da dove proviene Alberto Núñez Feijóo, l’attuale leader del Pp, il maggior partito di opposizione e candidato più probabile a succedergli, se si andasse a elezioni anticipate. “Non venga a darmi lezioni”, ha risposto Feijóo, che gli si rivolgeva chiamandolo “P.S.”, le iniziali che la Spagna ha visto appuntate sulle pagine dell’agendina di Leire Díez, la faccendiera accusata di lavorare nella macchina del fango messa in piedi dal Psoe contro agenti e magistrati impegnati a indagare sui membri del governo. Imbarazzo fra gli alleati interni ed esterni, che gli chiedono di dimettersi ma non sono ancora disposti ad allearsi manifestamente alle destre. Non vorrebbero essere trascinati troppo in basso da quella che Sánchez considera eroica resistenza, ma per il resto degli spagnoli è accanito attaccamento alla poltrona.