Il fronte bielorusso scotta

Non può esserci pace in Ucraina senza la rimozione di Lukashenka. Segnali

26 MAG 26
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Svitlana Tikhanouskaya, presidente eletta della Bielorussia che vive in esilio (foto ANSA)

Durante un’intervista con il Foglio, la presidente eletta della Bielorussia che vive in esilio, Svitlana Tikhanouskaya, aveva detto lo scorso anno che non si sarebbe potuto mettere un punto alla guerra in Ucraina, senza la rimozione del dittatore Aljaksandr Lukashenka da Minsk. Ogni soluzione a Kyiv sarà a metà, se la Bielorussia rimarrà un territorio a disposizione delle ambizioni di Vladimir Putin. Ieri Tikhanouskaya è arrivata in Ucraina, per la sua prima visita nel paese da quando è iniziata la guerra e su invito del presidente Volodymyr Zelensky. E’ arrivata proprio nei giorni in cui gli ucraini mettono in guardia da una possibile riapertura del fronte bielorusso e Zelensky stesso è arrivato fino al confine con Minsk per dire a Lukashenka che, se si lascerà coinvolgere ancora di più nella guerra, allora deve aspettarsi una risposta diretta da parte di Kyiv. Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha chiamato il dittatore bielorusso per metterlo in guardia e fargli capire che se Minsk si lasciasse coinvolgere nella guerra i rischi sarebbero seri.
L’Ucraina ha dimostrato di non essere più disposta a subire, adesso reagisce e se minaccia colpisce. Lukashenka ancora non ha avuto intenzione di trascinare il suo paese allo stremo in guerra, ma finora ha sempre obbedito agli ordini di Putin credendo anche alle sue promesse, adesso invece dovrebbe fare pressione contro la volontà del capo del Cremlino di riaprire il fronte bielorusso con la possibile partecipazione più attiva da parte di Minsk. Tikhanouskaya è arrivata a Kyiv il giorno dopo uno dei più grandi bombardamenti russi contro la capitale. Ha visto le macerie, ha fatto incontri istituzionali. Vive fuori dalla Bielorussia da sei anni, all’epoca il suo paese era completamente diverso e anche lei lo era. Un tempo il nemico del suo paese era Lukashenka, adesso è chiaro per tutti che lo è anche Putin, che ha aiutato il dittatore a reprimere le proteste e ne ha approfittato per usare la Bielorussia come base di guerra: mai Kyiv e Minsk sono state più legate.