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Il Congresso americano torna a discutere di aiuti all’Ucraina
Una petizione propone 1,3 miliardi di dollari per il sostegno militare, otto miliardi di prestito e nuove sanzioni alla Russia. È un primo segnale di ripensamento dopo lo stop imposto da Trump
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15 MAY 26

Nancy Pelosi e Greg Meeks (foto LaPresse)
Al Congresso degli Stati Uniti i deputati sono tornati a parlare di Ucraina, dopo oltre un anno di abbandono de facto, con lo stop agli aiuti deciso dall’Amministrazione Trump e un’ostilità strisciante verso il governo di Kyiv che ha lasciato la sola Europa a sostenere Zelensky. Fino a ieri, quando il deputato indipendente californiano Kevin Kiley, ex repubblicano, ha firmato una petizione lanciata dal leader dem nella commissione Esteri, il rappresentante newyorchese Greg Meeks. Il suo contenuto è molto semplice: si tratta di un pacchetto di aiuti militari da 1 miliardo e 300 milioni di dollari accompagnato da un prestito di altri otto miliardi e nuove sanzioni alla Russia. A firmarlo, oltre all’intero gruppo dem composto da 215 deputati, anche altri due repubblicani che non hanno dimenticato l’interventismo democratico dell’epoca di George W. Bush: Brian Fitzpatrick della Pennsylvania e Don Bacon del Nebraska.
L’entità degli aiuti è poca cosa rispetto al prestito da 90 miliardi di euro concesso dall’Ue, ma segnala un primo timido cambio di attitudine dopo mesi di tacito consenso del Congresso alle continue sparate filorusse del presidente degli Stati Uniti. Anche qualora la petizione passi (si voterà con ogni probabilità verso fine maggio), ci dovrà essere un complicato passaggio al Senato, dove però servono 60 voti, difficili da ottenere nonostante il numero dei filoucraini sia senz’altro superiore. Si segnala però anche una possibile svolta da parte di un importante membro del governo, il segretario dell’Esercito Dan Driscoll, che in un’audizione alla commissione Forze armate del Senato ha lodato l’integrazione perfetta dei sistemi di comunicazione delle Forze armate ucraine. Driscoll, ex isolazionista e amico personale del vicepresidente J. D. Vance, mostra ancora una volta di più che a non avere le carte nel conflitto in Ucraina sono proprio gli Stati Uniti di Trump, che hanno molto bisogno di imparare dalla superiorità tecnologica ucraina. E il Congresso pare averlo capito.