L'accusa di Bankitalia: il pil si migliora con le riforme non con il debito

L’audizione sul Dpf smonta la polemica contabile: crescita sotto l’1 per cento e produttività ferma mettono a rischio il debito, servono politiche strutturali e visione di lungo periodo

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28 APR 26
Ultimo aggiornamento: 05:56 PM
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(foto Ansa)


Tutto il dibattito (a tratti surreale) sullo sforamento del deficit appena sopra il 3 per cento trova una chiave di lettura più realistica nell’audizione parlamentare della Banca d’Italia sul Dpf, il documento di finanza pubblica. Il capo dipartimento Economia e Statistica, Andrea Brandolini, ha sostanzialmente detto che al di là delle ragioni indicate dal governo come causa dello sforamento – la spesa non prevista per il superbonus edilizio – c’è un problema di crescita economica per il quale bisognerebbe fare di più. Non è la prima volta che via Nazionale individua nel debole sviluppo del pil dell’Italia il vero ostacolo per la tenuta dei conti pubblici, ma dopo che il governo ha mancato per un pelo l’uscita dalla procedura d’infrazione europea, facendolo apparire quasi come un errore tecnico-contabile, le parole di Brandolini toccano un tema di sostanza.
Per quanto sia fondamentale la prudenza nella gestione dei conti pubblici – ha spiegato – non sarà sufficiente se non accompagnata da un’azione di riforma che crei le condizioni favorevoli all’innovazione e all’aumento della produttività. E ha aggiunto che tassi di crescita sotto l’1 per cento non possono risolvere la situazione, serve un impegno dell’intero mondo politico per individuare quali misure siano importanti. “Noi – ha ricordato Brandolini – insistiamo molto sul capitale umano e sull’innovazione” e quindi “sul cogliere gli effetti della rivoluzione tecnologica”. L’audizione è stata presa a pretesto dal vice presidente del M5S, Stefano Patuanelli, per ricordare la scivolata del pil sotto il governo Meloni: più 0,9 per cento nel 2023, più 0,8 nel 2024, più 0,5 per cento nel 2025 e più 0,4-0,6 per cento per quest’anno secondo una stima che probabilmente sarà rivista al ribasso. Quello su cui Patuanelli sorvola è l’invito di Bankitalia a porre anche per il futuro il debito sulla traiettoria discendente “apprezzata dai risparmiatori e dai mercati finanziari”. Il che, implicitamente, è un invito rivolto ai governi futuri a percorrere la stessa strada facendo, magari, anche più crescita. Una lezione da tenere a mente.