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Le vere sconfitte di Garlasco
Cercare la verità è giusto, ma i processi infiniti sono il contrario della giustizia
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25 APR 26

Giornalisti e cameramen all’ingresso della Questura di Milano per l’inizio dell’incidente probatorio per il delitto di Garlasco, 17 giugno 2025. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI
Nella vicenda di Garlasco, che tiene il campo dell’informazione da decenni, pare si sia vicini a una svolta straordinaria. Il procuratore di Pavia Fabio Napoleone, affiancato da altri magistrati della procura, si è incontrato con la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, a quanto pare per discutere della richiesta di revisione del processo che aveva portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. La revisione di una sentenza definitiva sarebbe, di per sé, un fatto straordinario. Se si tiene conto dell’immensa “cagnara” mediatica che ha accompagnato e accompagna ora a maggior ragione questa vicenda, questa svolta assume addirittura un carattere epocale. Viene naturale domandarsi se e quanto il contorno informativo asfissiante possa aver influenzato gli inquirenti. Sembra “normale” che i casi che creano audience (se ne possono citare vari, oltre a quello di Garlasco, quello di Emanuela Orlandi o quello di Erba, tra gli altri) diano vita a nuove iniziative giudiziarie, che peraltro spesso, se non quasi sempre, non raggiungono alcun risultato concreto. Sarebbe necessario separare le iniziative giudiziarie dalla malsana influenza dell’audience, anche se non è semplice farlo.
Tuttavia, se, come sembra, nel caso di Garlasco, la ripresa delle indagini dopo la condanna definitiva, forse stimolata da fattori esterni e dal clamore mediatico, arriva a identificare serie carenze nella procedura giudiziaria precedente, al punto da ritenere infondate le prove che abbiano portato alla condanna, si può dire che l’insistenza nella ricerca della verità attraverso il riesame scientifico delle prove e delle consulenze, alla fine risulti ammirevole. Che le iniziative giudiziarie sembrino costruite a seguito del carrozzone informativo è un male, e anche i processi infiniti lo sono. Ma se questo, in qualche caso (e bisognerà poi vedere se nel caso di Garlasco è davvero così, il che dipende dalle fasi successive della procedura), porta a cancellare una condanna ingiusta, si può dire che non tutti i mali vengono per nuocere.